La solidarietà parla cinese
- Redazione

- 2 set 2016
- Tempo di lettura: 3 min
INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’UNIONE IMPRENDITORI ITALIA-CINA FRANCESCO WU


AMATRICE. Ad Amatrice e negli altri paesi colpiti dal disastro, sono arrivati nei giorni appena dopo il terribile sisma, gruppi di giovani volontari cinesi per aiutare le vittime del terremoto e come e donare sangue . La stessa Chiesa Evangelica cinese si è resa disponibile all'aiuto. Un ‘qualcosa di speciale’ che, nella valanga di informazioni di questi ultimi giorni, è passato completa- mente inosservato ma che costituisce un buon esempio morale ed etico verso quel processo di integrazione tra paesi che, per quanto riguarda Cina e Italia, è già molto avanti. Ne parliamo per i lettori di America Oggi, con una figura conosciuta e carismatica, Francesco Wu, Presidente dell'Unione Im- prenditori Italia-Cina, che rappresenta oltre 400 imprenditori e fa riferimento ad un indotto molto più ampio. Francesco, 34 anni sposato e con due figli, ingegnere elettronico, laureato al Poli- tecnico di Milano e superiori all'Istituto Gonzaga, lui stesso imprenditore di successo e attento osservatore dell'odierna realtà, è un difensore dell'immagine dei suoi connazionali, contro falsi stereotipi e luoghi comuni. Francesco, tu che sei nato nell'immensa provincia di Wenzhou e sei in Italia dal 1989 quanto ti senti integrato? “Noi cinesi di seconda generazione siamo integrati al 99% sotto tutti i punti si vista. Rappresentiamo una comunità nuova , integrata ma non assimilata. Io, in particolare, mi porto dietro anche l'esperienza di essere nato in Cina e di aver conosciuto il mondo cinese a 360 gradi, dalla povertà più assoluta alla grande ricchezza”.Esiste una ricetta segreta per la vera integrazione? “Credo che esista ed è anche molto semplice: non c'è integrazione senza vera amicizia. Il rispetto è un atteggiamento freddo, nell'amicizia c'è sempre calore. Tutti ci sen- tiamo a casa quando abbiamo qualcuno che ci accoglie nel suo ambiente con sincerità eaffetto. Altrimenti può succedere, come in parte vedo in Francia e UK, la crescita di due realtà parallele che non sempre si intendono e dove possono nascere problemi e incomprensioni. In America i cinesi si sentono americani e io credo che in Italia si vada in questa stessa direzione. Le differenze culturali non sono così marcate, si cominciano a vedere matrimoni misti ed anche sinergie a livello imprenditoriale”. E dei grandi acquisti di imprese italiane da parte di aziende cinesi? “Da Pirelli a tante altre, per finire con Milan e Inter sono operazioni di puro busi- ness dove però mi sembra indispensabile la forte integrazione tra un management cinese e uno italiano. Molto spesso i miei connazionali vedono la redditività economica del- l'operazione ma non conoscono pienamente il complicato mondo legislativo italiano. Qui è indispensabile una buona integrazione. A proposito di sport, tu stesso sostieni attività della tua città? “Certo calcio, basket e persino il Palio. Mi piace sentirmi pienamente dentro ad un paese, come l'Italia, che mi ha dato molto e nel quale ho tanti amici”. Francesco, è importante anche la soli- darietà sia a livello di donazioni di sangue che economica, che i cinesi stanno mostrando in questi giorni nei confronti del- le popolazioni colpite dal terremoto. Cosa puoi dire ai lettori di America Oggi? “Sicuramente siamo vicini al popolo italiano, perché anche questo è il massimo simbolo della nostra piena integrazione, a tale proposito voglio complimentarmi anche con America Oggi che rappresenta storicamen- te, l’esempio, della integrazione del popolo italiano in America e a tale proposito mi voglio complimentare anche per l’importante iniziativa di solidarietà, che il quotidiano sta facendo anche in questa occasione”.
















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