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La strada di troppi misteri

STRAGE DI BOLOGNA/DAGLI ATTI EMERGE VIA GRADOLI, IL COVO DELLE BR



di Tommaso Romanin e Alessandro Cori

BOLOGNA. Via Gradoli, sempre più luogo di incontro dei misteri italiani. La piccola e stretta strada della periferia romana conosciuta per il covo delle Brigate Rosse durante il sequestro di Aldo Moro, potrebbe entrare nel processo sulla Strage di Bologna a Gilberto Cavallini. Anche i Nar di cui faceva parte l’attuale imputato, infatti, per un periodo, nel 1981, si nascosero lì, a qualche civico di distanza dal numero 96 dove Mario Moretti si rifugiava tre anni prima. Ma c’è un altro collegamento, scoperto e messo in luce dal collegio di parte civile del processo Cavallini: gli appartamenti in uso ai terroristi di estrema destra, così come quello delle Br, erano riconducibili a società immobiliari e a personaggi legati ai cosiddetti Servizi segreti deviati, in particolare a esponenti del Sisde, tra le cui fila, peraltro, in quegli anni c’erano personaggi presenti nelle liste della P2. Per questo gli avvocati hanno depositato la richiesta alla Corte di assise di Bologna di acquisire atti da cui emerge il suggestivo intreccio e di sentire alcuni testimoni, tra cui Domenico Catracchia, che era stato amministratore di condominio dell’immobile di via Gradoli 96, oltre che titolare della società proprietaria dello stabile. Fu sempre Catracchia la persona cui vennero riconsegnati i covi dei Nar, una volta scoperti: anche in quel caso era lui il titolare dell’immobiliare. Secondo i documenti prodotti dagli avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Antonella Micele, Alessandro Forti e Andrea Cecchieri, la Immobiliare Gradoli Spa, amministrata da Catracchia, era controllata dalla Fidrev, definita da un documento del Sisde una società di consulenza dello stesso Servizio segreto. C’è poi un altro sistema di ‘scatole cinesi’, finanziarie a vario titolo legate al Sisde, descritto nel volume dell’ex senatore Sergio Flamigni, membro della prima commissione d’inchiesta sul caso Moro, da cui attingono i legali: nomi di soci o amministratori già nel 1978 erano presenti nelle società immobiliari di via Gradoli 96, il palazzo delle Br. Con riferimento invece al gruppo dei neofascisti di cui faceva parte Cavallini, al nome della strada si è arrivati rileggendo le sentenze del processo ‘Nar 2’, svoltosi nella Capitale, dove si trattava dell’omicidio del capitano di Polizia Francesco Straullu e della guardia scelta Ciriaco Di Roma, impegnati nelle indagini sulla strage bolognese del 2 agosto 1980. Di uno dei due appartamenti si sa che si trovava al civico 65 e che era frequentato da Francesca Mambro, Stefano Soderini, Giorgio Vale e Cavallini. Sempre Catracchia, sentito dalla Polizia a novembre 1981 disse di aver riconosciuto i quattro. Poi però, invitato a verbalizzare, si rifiutò, dicendo di temere per la propria vita. C’è poi la storia di uno strano appostamento, nello stesso periodo del 1981, con i poliziotti piazzati proprio in via Gradoli 96. Gli agenti videro Mambro e Vale uscire, ma non si riuscì a bloccarli e dal verbale si fatica a capire il motivo. Il singolare luogo per appostarsi, nello stesso immobile del caso Moro, risultò essere stato scelto da un funzionario della Questura, Belisario, perché in uso a una sua conoscente: anche di questo funzionario le parti civili chiedono l’audizione.

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