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La via della seta in 80 capolavori


MOSTRE/LA SUA STORIA, ANTICA E MODERNA, DA OGGI AL PALAZZO DEL QUIRINALE


ROMA. Ceramiche, mappe, Budda e Bodhisattva, tessuti preziosi, la Via della Seta, quella antica, ma anche la nuova che va delineandosi negli ultimi decenni, è in mostra da oggi al 26 febbraio negli spazi del Palazzo del Quirinale. Esposti 80 straordinari reperti che raccontano una storia infinita di intrecci e relazioni tra occidente ed estremo oriente, in uno scambio culturale e di civiltà che non si è mai fermato a partire dal V millennio a.C.. Intitolata ‘Dall’antica alla nuova Via della Seta’, la rassegna è stata curata dal consulente del Presidente della Repubblica in materia di iniziative culturali ed espositive, Louis Godart, in collaborazione con David Gosset, fondatore del Forum Europa-Cina e dell’iniziativa sulla nuova Via della Seta, Maurizio Scarpari, sinologo della Ca’ Foscari di Venezia e dell’ Università Kore di Enna. L’esposizione, sottolinea Godart, vuole essere un omaggio dell’Italia ai secolari rapporti con la Cina (cherisalgono ai tempi della Roma imperiale) con l’attenzione rivolta al progetto avanzato dalla Repubblica Popolare Cinese di aprire una ‘Nuova Via della Seta’ che collegherà l’antica città di Xi’an con Rotter- dam e, attraverso molte diramazioni, con altre grandi città europee tra cui Venezia. Ecco dunque, nella sua complessità, ricchezza e spessore cronologico, la storia dei rapporti tra l’Oriente e l’Europa snodarsi attraverso reperti di eccezionale interesse. ‘’Su quelle stradespiega il curatore - gli uomini hanno cominciato a portare lo stagno e le pietre preziose, come le giade e i lapislazzuli, basti pensare all’uso che ne veniva fatto nell’Egitto dei Faraoni e, in particolare, al corredo funerario di Tutankhamon’’. La seta arriva in un secondo tempo e immediatamente conqui- sta la ricca nobiltà romana. ‘’Marco Aurelio - prosegue Godart - nel 166 d.C. invia i suoi ambasciatori presso la corte imperiale cinese con numerosi doni che nella città eterna sembravano molto preziosi’’. Che invece delusero molto i dignitari e l’imperatore del Regno di mezzo, che avevano forti aspettative sul potere e la ricchezza di Roma. Però le offerte commerciali non furono comunque disdegnate e l’urbe poté disporre di seta di prima qualità, accolta, so- prattutto dalle donne, con entusiasmo travolgente. Il percorso espositivo, suddivi- so in due ampie sezioni, inizia con le prime testimonianze di questo incontro di civiltà, soprattutto con le contaminazioni traestremo oriente e mondo greco, in seguito alle imprese di Alessandro Magno. Le placche della Mongolia mostrano le tigri e i cervi con il signore degli animali, che rimanda a una divinità dell’antica Grecia, mentre la tavoletta cuneiforme è una sorta di manuale per le transazioni di materiali come lo stagno o i lapislazzuli, prevedendo persino l’impiego di interpreti. Si prosegue con spettacolari esempi di arte del Gandhara, l’odierno Pakistan, in cui sono evidenti i richiami all’arte classica fatta conoscere dal condottiero macedone, allievo di Aristotele, ‘’più un propagatore di cultura che un conquistatore’’. Splendido il rilievo funerario proveniente da Palmira, nella Siria centrale (oggi distrutta dall’Isis), come bellissime sono le rappresentazioni di cammelli, cavalcati in queste piccole sculture non da cinesi, bensì da uomini di etnie euroasiatiche, ‘’che attraversavano la Via della Seta diffondendo idee nuove e cultura’’. Di eccezionale bellezza la statua del cavallo dalla criniera corta, come del resto le sei statuette risalenti al VII-X secolo raffiguranti musicanti a cavallo, tra cui due donne con il liuto. Una mattonella immortala una scena di polo e proviene dall’Iran, dove il gioco è stato inventato, e introduce alla sala dedicata alla cartografia, disciplina che ebbe natu- ralmente un ruolo fondamentale in questi viaggi. Di particolare rilievo il cosiddetto ‘Mappamondo di Fra’ Mauro’ (1448-1459, presente nel facsimile dell’originale conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia), commissionato dai portoghesi e il primo ad avere un’impostazione scientifica, con informazioni accuratissime. Non poteva mancare una rara copia del Milione di Marco Polo, affiancata dal testamento del grande viaggiatore e mercante, e neanche la seta e le altre pregiatissime stoffe, tanto anelate nelle corti europee. Come il ‘piviale’ e la ‘dalmatica’ di Benedetto XI, realizzati in panni tartarici, con scene sacre intessute in fili di oro e di seta. A ribadire il legame con l’arte occidentale, anche le statue di Budda e Bodhisattva dai ricchi panneggi in tutto simili a quelle delle sculture greche.


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