Lacrime a Plaza Revolucion
- 29 nov 2016
- Tempo di lettura: 3 min
CUBA/IN MIGLIAIA RIUNITI A L’AVANA PER DARE L’ADDIO AL “LIDER” FIDEL CASTRO
L’AVANA. Il lungo addio a Fidel inizia da Plaza de la Revolucion. Sotto un cielo lim- pido, migliaia di cubani si riversano in stra- da fin dalle prime ore del mattino, armati di ombrelli per ripararsi dal sole e magliette del Lider e del ‘Che’. Il brusio cessa im- provvisamente alle nove, quando vengo- no sparati 21 colpi di cannone. Cala un silenzio profondo, di rispetto e ammirazio- ne, nonostante la folla cresca di minuto in minuto, con migliaia di persone in fila per l’omaggio al ‘Comandante in jefe’. In mol- ti piangono, la maggior parte tesse le lodi di Castro.
“Un uomo di visione e di azione. E’ lui che ha previsto che Cuba e gli Stati Uniti si sarebbero riavvicinati con un presiden-
te afroamericano e un papa latino-americano”, dice Olga Gonzales. “Sono una ‘fidelista’ e, a prescindere da quello che si può pen- sare di lui, non si può non ammettere che è stato un grande”. “Mi sono sveglia- ta sabato mattina e sono ri- masta gelata. Non sapevo stesse così male, o meglio non volevo saperlo”, rac- conta Olga con le lacrime agli occhi. A farle eco e con- solarla è Mariuska, infer- miera dell’ospedale univer- sitario General Calixo Gar-
cia. “E’ stato un grande, ci ha fatto stare bene, ha risollevato il Paese. La sua rivoluzione va avanti, soprattutto ora che siamo più forti, ma ci mancherà”. La coda scorre lenta ma nessuno vuole perdere l’occasione per mettere la sua fir- ma nei registri delle condoglianze, i ‘registri della rivoluzione’. Si trovano nel Teatro Nacional de Cuba:
sono libri semplici, due per ognuno dei cinque tavolini sistemati. Accanto una foto di Fidel e il suo ‘giuramento del 1 maggio del 2000’ nel quale il Lider Maximo spiegò per la prima volta nel dettaglio il suo concetto di rivoluzione, definendola “unità, indipendenza, difesa dei valori a fronte di qualsiasi sacrificio”.
Lasciato il Teatro Nacional, la fila pro- segue verso il centro di Plaza de la Revo- lucion, al memorial di Jose Martì. Si sale verso l’obelisco, lentamente, mentre il cal- do inizia a farsi sentire. C’è silenzio: “I cel- lulari devono restare silenziosi”, viene detto ai megafoni, spiegando che almeno questo è “un gesto di rispetto, glielo dob- biamo”.
E neanche un cellulare squilla per ore. Corone di fiori sono poste vicino all’im-
ponente statua di Jose Martì. Poi si entra in una sala adibita per l’occasione, per ri- cordare Fidel. Rose rosse e bianche sono all’esterno.
All’interno altri fiori, altre foto del Li- der Maximo e le medaglie del ‘companero Fidel Castro Ruz’. E’ l’ultimo momento solenne prima di lasciare il memoriale.
L’uscita è silenziosa: una ragazza, jeans e canotta nera, si ferma e si asciuga le la- crime. “Mi mancherà”, sono le uniche pa- role che dice.
E proprio la ‘mancanza’ è il tema più ricorrente fra i cubani: anche se Fidel era assente dalla vita pubblica ormai da tem- po, era come se fosse ancora lì con loro. Ora invece che anche la sola idea che ci sia è svanita, lascia il suo popolo ‘orfano’ a piangerlo.
Mano nella mano, molte coppie anzia- ne si allontanano lentamente dall’area del memoriale, gettando un occhio alla lunga fila di gente che deve ancora entrare. “Sia- mo dei fedelissimi di Fidel”, dicono Cristi- na e Ramon, sessantenni.
“Me lo ricordo quando parlava da qui, da questa piazza. E’ il nostro comandante
in jefe, anche se non c’è più”, spiega Ra

mon.
E’ commosso: “Condividevo i suoi ide- ali, chissà cosa accadrà ora”. A non dire una parola è un signore anziano: maglietta bianca, cappellino con visiera e la scritta Cuba, si limita a mostrare sconsolato foto di vecchia data di Fidel. Ci sono molti bam- bini, di molte scuole della capitale. “E’ sta- to un esempio, grazie a lui possiamo stu- diare”, dicono.
Mentre celebrazioni sono in program- ma in tutta Cuba, dove le bandiere sono tutte a mezz’asta, a L’Avana sarà possibi- le firmare i registri della rivoluzione fino a domani.
Nella serata di martedì è in programma un altro evento nella ‘Piazza di Fidel’, così come qualcuno già chiama Plaza de la Re- volucion.
Domani le ceneri del Lider Maximo la- sceranno L’Avana dirette a Santiago de Cuba, con un corteo che arriverà in tempo per il 4 dicembre, quando si terrà la cerimo- nia solenne di sepoltura. Una strada per- corsa in senso inverso da Fidel e dai suoi ‘barbudos’ quasi sessant’anni fa.
















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