Lago di sangue in studio
- 14 feb 2018
- Tempo di lettura: 2 min
VIOLENZA SULLE DONNE/43ENNE UCCIDE EX MOGLIE A LAVORO, POI SI TOGLIE LA VITA

LIVORNO. Con un fendente alla gola ha ucciso la sua ex moglie, Francesca Citi, 45 anni, nello studio dentistico del centro di Livorno dove lei lavorava come assistente. Poi si è chiuso a chiave nel bagno dello stesso appartamento e si è tolto la vita colpendosi alla gola e all'addome con lo stesso coltello a serramanico che aveva usato per colpire la ex.
L'uomo, Massimiliano Bagnoli, 43 anni, in passato, nel 2016, era già stato denunciato dalla ex moglie per stalking. Era anche finito agli arresti domiciliari, dopo aver violato il divieto di avvicinarsi a lei, e condannato per atti persecutori nei confronti della donna. Sembrava si fosse calmato: da oltre un anno non c'erano state più violazioni.
La donna ieri era sola nello studio: il martedì è chiuso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, ha aperto la porta all'ex marito, poi è nata probabilmente una discussione e i toni si sono accesi, visto che alcuni condomini hanno sentito le urla della donna senza capire però che si stava consumando la tragedia.
A trovarla, riversa a terra ormai senza vita all'ingresso dello studio, è stato l'attuale compagno di Francesca che si era preoccupato perché non riusciva a mettersi in contatto con lei. Così insieme ad un amico ha forzato la porta di ingresso trovandosi davanti l'orrore. Sono stati invece i carabinieri ad accorgersi dell'altro cadavere durante il successivo sopralluogo e a intuire subito che si era trattato di un omicidio-suicidio. "Una persona amabile, squisita attenta al lavoro. Era rientrata dalle ferie in settimana".
La ricorda così Marco Gherardini, il titolare dello studio dentistico. "Martedì lo studio è
chiuso - ha proseguito - e io stamani non l'ho sentita al telefono come accadeva al solito per pianificare il lavoro. Poi mi hanno avvisato che aveva avuto un malore, e invece... Sapevo che c'erano stati degli screzi con l'ex marito, ma arrivare a questo punto".
Anche dopo la separazione i due abitavano nello stesso paese a Nibbiaia, una frazione collinare di Livorno, entrambi a casa dei rispettivi genitori con due bambine di 9 e 11 anni che il padre continuava a vedere secondo le condizioni stabilite dal tribunale.
Lui svolgeva lavori saltuari e nell'ultimo impiego aveva fatto aiuto benzinaio nella zona di Castiglioncello. Ma le cose non andavano, tant'è che Bagnoli a metà del 2016 era stato denunciato proprio dalla ex moglie per stalking, e gli era stata applicata dal gip la misura cautelare di divieto di avvicinamento. Misura che Bagnoli aveva violato e che nel luglio dello stesso anno era stata aggravata dagli arresti domiciliari.
Da quel giorno più nessuna violazione. Nel frattempo il procedimento penale aveva fatto il suo corso e a ottobre 2017 l'uomo era stato condannato a una pena di un anno e 4 mesi. Il 17 novembre dello scorso anno era scaduta la misura degli arresti domiciliari: era tornato in libertà senza dare più problemi alla ex moglie. Fino al tragico epilogo di ieri.
















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