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Lascia l’ambasciatore a Roma

VENEZUELA/IL DIPLOMATICO, FEDELE A MADURO, ABBANDONA PER «MANCANZA DI SOLDI»


ROMA. Nicolas Maduro ha perso il suo ambasciatore in Italia. Non per tradimento, ma perché non ci sono più soldi per continuare a lavorare. Questa, almeno ufficialmente, è la motivazione che ha spinto Isaias Rodriguez a dimettersi dal suo incarico: le troppe difficoltà finanziarie provocate dalle sanzioni americane sul Venezuela. In una lunga lettera resa pubblica, il diplomatico 77enne ha chiarito che resterà "fedele" a Maduro e tuttavia ha deciso di abbandonare l'incarico in modo "irrevocabile".


La sua resa appare come un sintomo di un chavismo in crisi, affossato dalla stretta degli americani e dei loro alleati europei sulla già asfittica economia venezuelana. "Lascio senza rancore e senza denaro", ha affermato Rodriguez, ricordando di "non avere un conto banca- rio perché i 'gringos' mi hanno sanzionato e la banca italiana mi ha chiuso le porte". Tanto che per sopravvivere ha pensato di "vendere l'auto", mentre la moglie ha addirittura "venduto alcuni dei suoi vestiti".


Il diplomatico di stanza a Roma si sarebbe anche opposto all'allestimento del padiglione venezuelano alla Biennale di Venezia, a causa dei troppi debiti accumulati con i dipendenti delle sedi diplomatiche a Milano, Napoli, Roma, Santa Sede e Fao. Una scelta, questa, che secondo i media di Caracas lo avrebbe screditato presso alcuni ministri del suo governo. In Venezuela le condizioni della popolazione non sono migliori, anzi.


L'aggravarsi della crisi politica, economica ed umanitaria finora ha costretto 3,7 milioni di persone a fuggire, secondo le stime Onu. E circa 20 persone risultano disperse da alcuni giorni perché la loro barca è affondata al largo di Trinidad. Poi c'è la carenza cronica di beni primari, dal cibo alle medicine, fino al carburante, che in molti stati del paese costringe le persone a ore di attesa nelle stazioni di servizio.

A complicare la situazione c'è il persistente stallo istituzionale. Maduro, nonostante le pressioni occidentali, resta al suo posto. E festeggiando il primo anno del suo secondo mandato, davanti a migliaia di sostenitori a Caracas, ha sfidato l'opposizione ad accettare elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento, l'assemblea nazionale. Di fatto, l'unico organo costituzionale che ancora lo contrasta.


Sull'altro fronte l'autoproclamato leader dell'esecutivo Juan Guaidò proporrà

ai deputati una risoluzione che respinga la rielezione di Maduro, il 20 maggio 2018, accusando il leader chavista di brogli. Dichiarazioni bellicose a parte, i due sfidanti hanno iniziato a parlarsi inviando degli emissari a Oslo con la mediazione del governo norvegese.

E proseguono nella stessa direzio- ne gli sforzi del gruppo di contatto Ue allargato ad alcuni paesi dell'America Latina. Per Maduro il dialogo in Norvegia è partito "con il piede giusto" e Guaidò si è detto disposto ad ascoltare tutte le proposte. Pur ribadendo che lo sbocco naturale della crisi è la riconvocazione delle presidenziali. Ma da quell'orecchio, al momento, Maduro non ci sente.

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