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Le banche affossano Milano

  • 2 gen 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

BORSA/PIAZZA AFFARI CENERENTOLA: -10% NEL 2016. DOW JONES +13,5%


MILANO. L’annus horribilis delle banche italiane si è abbattuto su Piazza Affari, che ha chiuso il 2016 nel gruppetto di coda dei listini mondiali e con 42,7 miliardi di capitalizzazione in meno, secondo i dati diffusi da Borsa Italiana. Da inizio anno il Ftse Mib, l’indice delle 40 blue chips italiane, ha perso il 10,2%, e il Ftse All Share, che misura l’andamento di tutti i titoli quotati, il 9,9%. Solo Shanghai (-12,5%), Shenzhen (-14,8%), Lisbona (-12,1%) e Città del Messico (-11,3%) hanno fatto peggio. Il bilancio negativo si spiega con le tensioni che hanno coinvolto il comparto bancario, innescate a fine 2015 con il salvataggio di Banca Etruria e delle altre ‘good bank’ e proseguito con il fallimento degli aumenti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, messe in sicurezza dal fondo Atlante, e di quello di Mps, per cui sarà necessario il salvagente pubblico. Mps (-87,8%), Banco Popolare (-75,8%), Bpm (-60,2%), Ubi Banca (58,2%) e Unicredit (-47%) sono stati i titoli peggiori del Ftse Mib. Complessivamente le principali banche quotate hanno bruciato 43 miliardi di capitalizzazione: 14,8 miliardi Unicredit, 11 In-esa, 4,9 il Banco Popolare, 3,4 Ubi Banca e 3,2 Mps. Il Codancons ha calcolato altri 15,6 miliardi di perdite su azioni e obbligazioni degli istituti non quotati (Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carife, Carichieti, Banca Marche, Banca Etruria). L’indice Ftse Italia Banche è crollato del 39% schiacciato da 360 miliardi di sofferenze lorde, di cui una vigilanza europea inflessibile chiede un rapido smaltimento. A mitigare il bilancio di Piazza Affari, la cui capitalizzazione complessiva è scesa a 525 miliardi (il 31,8% del Pil) hanno contribuito i titoli industriali e petroliferi, con Stm regina del Ftse Mib (+71%), davanti a Tenaris (+54,5%), Buzzi (+37,4%), Cnh (+29,6%) e Moncler (+27,3%), e i contributi di azioni pesanti come Eni (+15%) ed Enel (+10%). Il 2016 ha anche visto una frenata delle quotazioni, scese a 14, di cui solo 3 sull’Mta (Technogym, Coima Res ed Enav), praticamente dimezzate rispetto alle 27 del 2015, e ancora più ridotte in termini di raccolta (1,4 contro 5,7 miliardi). Più effervescente il 2016 per quanto riguarda le opa, che hanno visto tra le società bersaglio Rcs, Italcementi, Ansaldo Sts, Pininfarina, Moleskine. Le offerte pubbliche sono state ben 16, contro le 7 del 2015, anche se il controvalore delle offerte è sceso da 5,4 a 2,5 miliardi. Intesa e Unicredit si sono confermati i titoli più scambiati, in un anno che ha visto crescere i contratti ma ridursi il loro controvalore, con il record di scambi (6,5 miliardi) nel giorno della Brexit.La performance deludente di Piazza Affari, mitigata dal mini-rally di fine anno, si fa ancora più stridente se paragonata all’andamento delle altre Borse: il Dow Jones è salito del 13,5%, Francoforte del 6,9%, Parigi del 4,9% mentre Londra ha superato senza traumi lo shock della Brexit toccando il suo massimo storico e chiudendo il 2016 con un +14,4%, regina tra le Borse europee, mentre Tokyo e Hong Kong hanno chiuso sostanzialmente invariate. Dopo un avvio d’anno difficile a causa delle preoccupazioni sulla Cina e lo shock della Brexit, i listini mondiali hanno recuperato terreno sul finire d’anno, in scia all’elezione di Donald Trump e all’esten- sione del Qe deciso dalla Bce


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