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Le banche italiane nei guai

  • 15 lug 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

DOPO I DIRIGENTI DI CARIFE, INDAGATI I MANAGER DI ALTRI QUATTRO ISTITUTI


FERRARA. L’aumento di capitale della Carife del 2011 e i suoi legami con la dichiarazione d’insolvenza della banca ferrarese: è questo il tema al centro delle indagini che, dopo gli avvisi di garanziaaacaricodi17exdirigentieamministratori di Carife, ha portato ad indagare altre quattro persone, dirigenti di altrettante banche all’epoca dei fatti, ai quali la Guardia di finanza ha notificato quattro informazioni di garanzia, nell’ambito dell’inchiesta della procura ferrarese.

Sono state perquisite quattro banche che hanno partecipato all’aumento di capitale: si tratta della Banca Popolare di Bari, la Banca Popolare di Cividale, la Banca Popolare Valsabbina (Brescia) e la Cassa di Risparmio di Cesena. E indagati i dirigenti dell’epoca: rispettivamente Marco Jacovini, Lorenzo Pellizzo, Ezio Soardi e Germano Lucchi. Secondo gli inquirenti, le modalità che sono state seguite per fare l’aumento di capitale, alla luce dell’insolvenza di due anni dopo, sarebbero in conflitto con la legge fallimentare, in particolare negli articoli nei quali si delinea la bancarotta fraudolenta patrimoniale.

Gli episodi contestati riguardano la scoperta dell’esistenza, seppur mediata, di una reciproca sottoscrizione di azioni tra la Carife e le altre quattro banche che hanno sottoscritto l’aumento di capitale per circa 22,8 milioni sui 150 complessivi con quello che, di fatto, è stato uno scambio di azioni. Una pratica vietata quando, come in questo caso, una società acquista quote di un’altra società che, a sua volta, è socia della prima.

Un meccanismo di scatole cinesi che nominalmente determina l’aumento di capitale, ma che, nei fatti, non cambia di una virgola il patrimonio. L’aumento di capitale quindi - è l’ipotesi alla quale stanno lavorando gli investigatori ferraresi - non si sarebbe di fatto concretizzato e avrebbe portato all’insolvenza della banca.

Nell’ambito dell’indagine fallimentare, quindi, questi fatti assumono una nuova luce. Le perquisizioni sono state fatte dalle Fiamme gialle con l’aiuto di unità specializzate in informatica forenseeinucleidipoliziatributariadiBari,Bologna, Brescia, Forlì e Udine. La Popolare di Cividale ha precisato che non c’è stata nessuna perquisizione perché la banca ha consegnato tutta la documentazione assicurando la piena collabo- razione all’inchiesta. Le indagini, tuttora in corso,

sono state avviate nel febbraio 2015 dal Procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi, e hanno visto l’acquisizione di una imponente mole documentale dall’istituto di credito estense, con le ipotesi di reato di falso in prospetto, aggiotaggio, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e la raccolta di numerosi testimonianze fracuidirigentiefunzionaridelleautoritàdivigilanza.

Anche per questo, sono stati indagati ex amministratori della Carife, fra cui l’ex presidente Sergio Lenzi e l’ex direttore generale Daniele Forin. Tutti, ha spiegato Cherchi, saranno interrogati per sentire le loro ragioni e per evitare che qualcuno si ritrovi rinviato a giudizio senza aver avuto la possibilità di spiegare le proprie ragioni.


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