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Le Pen, niente immunità

  • 3 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


EUROPARLAMENTO/PER AVER DIFFUSO IMMAGINI DI BRUTALITÀ DELL’ISIS

PARIGI. E’ sempre la giustizia a farla da protagonista nella campagna elettorale francese. Marine Le Pen (nella foto) aggiunge alle sue grane in patria quelle europee - il Parla- mento di Strasburgo le ha tolto l’immunità - Francois Fillon continua a proclamarsi “un combattente” che “non cede”, ma uno dopo l’altro i suoi alleati e i suoi sostenitori lo stanno abbandonando. Gli eurodeputati hanno dato il loro benestare alla revoca dell’immunità per la presidente del Front National. Non per la vicenda che la vede coinvolta anche nell’inchiesta in Francia, quella degli assistenti par- lamentari che, in realtà, avrebbero lavorato per il partito incassando lo stipendio europeo. Ma per aver diffuso immagini di brutalità dell’Isis sul suo account Twitter, un fatto che risale al dicembre 2015. All’epoca, la Le Pen mise on line tre foto, aggiungendo la dicitura “Questo è Daesh!”: in una c’era un uomo in tuta arancione sotto i cingoli di un carro, in un’altra una persona carbonizzata in una gabbia, infine il corpo di un uomo decapitato con la testa posata sulla sua schiena. “Sono deputata, quando denuncio Daesh sono nel mio ruolo”, ha commentato stamattina la presidente del Front National, denunciando anche in questo caso “un’inchiesta politica” ai suoi danni. Convocata da un giudice istruttore francese nell’aprile 2016 per questa vicenda, la Le Pen rifiutò, invocando la sua immunità parlamentare. Di conseguenza, la procura francese chiese all’Europarlamento di toglierle l’immunità unicamente per questa vicenda, non per quella degli impieghi fittizi. “Faremo a meno di loro, la base è solida”, promette intanto Fillon, ormai travolto dall’inchiesta sul Penelopegate (ieri è stato anche perquisito l’appartamento di famiglia a Parigi). Il candidato dei Républicains cerca di guardare avanti ma la sua squadra si sta polverizzando. Liberation ha inserito sulla home- page della sua edizione online un “contatore dei partenti”, arrivato ieri a 58 (contando soltanto le personalità politiche). Il primo è stato Bruno Le Maire, dopo il discorso di mercoledì nel quale Fillon ha attaccato la magistratura. Sono seguiti a catena tutti gli altri, dal tesoriere ai responsabili della campagna elettorale, tutti i sostenitori di Alain Juppé e di Nicolas Sarkozy - avversari alle primarie - che Fillon aveva imbarcato. Ieri sera si è alzata anche la voce di Dominique de Villepin, per gridare che “Fillon ci sta portando nell’abisso”. E non si contano le decine di ragazzi stipendiati per seguire e supportare la campagna elettorale che hanno deciso di andarsene. Intanto, mentre Fillon parla in un comizio a Nimes e assicura di “poter fare a meno” di tutti quelli che lo abban- donano e che “la base è sana”, prosegue l’organizzazione di quella che viene presentata come “la manifestazione per Fillon”, domenica al Trocadero. Ma c’è tensione, tanto che dopo la dichiarazione della Cassazione - che ha preso le distanze sia dalle accuse di Fillon sia dalla difesa dei giudici del presidente Francois Hollande - lo stesso capo dello Stato è tornato a farsi sentire: “Non si può fare una manifestazione in cui si mette in discussione la giustizia”.


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