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Le vittime disertano l’aula

  • 7 giu 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

MAXIPROCESSO SPADA/I PM: “SEGNALE CHE NEL LITORALE ROMANO C’È PAURA”


ROMA.Le vittime delle vessazioni hanno disertato l’aula bunker di Rebibbia. Hanno deciso, forse per paura, di non volersi costituire parti offese nel primo maxiprocesso a carico di appartenenti al clan Spada, il sodalizio criminale che secondo i pm della Procura di Roma detta legge nella zona di Ostia. Un segnale che arriva proprio nella prima udienza davanti alla III corte d’Assise chiamata giudicare 24 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura, e estorsione.

Per i pm la decisione di non essere in aula da parte di chi ha subito per anni violenze e minacce conferma che nella zona del litorale romano “permangono gravi problemi di sicurezza legati a un contesto criminale mai placato”.

Una sorta di clima di “intimidazione” che ha portato i rappresentati dell’accusa a dire “no” alla richiestadelledifeseditrasferiregliimputatiincarceri di Roma e Lazio. “Si rende indispensabile - hanno spiegato i pm Mario PalazzieIlari a Calò-il regime di alta sorveglianza cui sono sottoposti la maggior parte dei 24 finiti a processo”. Tra gli imputati i presunti capi clan a partire da Carmine e Roberto Spada, quest’ultimo già sotto processo per l’aggressione al giornalista Rai Daniele Piervincenzi avvenuta ad Ostia il 7 novembre scorso. I due sono accusati anche di essere i mandanti del duplice omicidio Galleoni-Antonini del 2011.

Un evento che per i pm segna il tramonto del potere criminale dei Baficchio e l’”ascesa del clan Spada” a Ostia. I giudici hanno ammesso come parti civili il Comune di Roma e la Regione Lazio oltre che le associazioni Antonino Caponnetto, Libera e Ambulatorio Antiusura onlus.

Il maxiprocesso è il risultato di una attività di indagine durata anni e culminata con il blitz del 25 gennaio scorso che portò all’arresto di 32 persone. Per i pm, che hanno chiesto ed ottenuto il giudizio immediato, siamo in presenza di un gruppo mafioso che ha messo in atto una vera e propria aggressione al territorio. “Una associazione a delinquere-scriveva il gip nell’ordinanza di arresto - che ha provocato un profondo degrado” nella zona di Ostia “consentendo il dilagare di reati gravissimi e lesivi dei beni primari”.

Una mafiosità che poggia la “sua potenzasull’organizzazioneabasefamilisticaesulla ripartizione delle competenze”.


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