Liberato il pastore americano
- Redazione

- 13 ott 2018
- Tempo di lettura: 2 min
CRISI USA-TURCHIA/DOPO 2 ANNI ERDOGAN CEDE SU BRUNSON: TRUMP ESULTA

WASHINGTON. Svolta nello scontro tra Turchia e Stati Uniti. Dopo due anni di detenzione, il pastore evangelico americano Andrew Brunson è stato rilasciato e già nelle prossime ore arriverà negli Usa.
Ad accoglierlo a braccia aperte troverà Donald Trump, che tra messaggi al veleno e sanzioni al governo di Ankara si era speso in prima linea per la sua liberazione. Su Twitter, il tycoon ha subito festeggiato: "Sarà presto a casa".
Un risultato incassato a poche settimane dalle elezioni di mid-term, dove si attende ora la ricompensa della potente lobby evangelica. Ma è una svolta che fa felici anche i mercati e Recep Tayyip Erdogan, che torna a respirare dopo aver rischiato il collasso ad agosto, quando le sanzioni di Washington ai suoi ministri e i dazi su acciaio e alluminio avevano trascinato nel baratro la lira turca. Del resto, la valuta di Ankara aveva iniziato a recuperare terreno sul dollaro già alcune ore prima della sentenza, complici le voci sempre più insistenti di un accordo segreto tra i due governi per chiudere la vicenda.
Alla fine, nel braccio di ferro con gli Usa, è il presidente turco ad essere stato costretto a un passo indietro, dopo aver persino suggerito uno 'scambio di prigionieri' tra il pastore e Fethullah Gulen, l'ex sodale che accusa di aver architettato dalla Pennsylvania il fallito golpe contro di lui. A salvargli la faccia in patria è la condanna in primo grado per Brunson a 3 anni, 1 mese e 15 giorni per "associazione terroristica". Una pena che non dovrà scontare ora - dopo 21 mesi in carcere e quasi 3 ai domiciliari - e che probabilmente non sconterà mai.
Dopo più di 20 anni vissuti in Turchia, il pastore della piccola congregazione del- la Chiesa della Resurrezione di Smirne difficilmente rimetterà piede nel Paese. La sua condanna è arrivata per un presunto ap- poggio fornito a militanti del Pkk curdo da inviare in Siria e alla stessa rete di Gulen, anche se ieri alcuni testimoni chiave della procura hanno clamorosamente ritrattato le loro testimonianze precedenti. "Amo Gesù, amo la Turchia, sono in- nocente", ha ribadito lui ancora una volta in aula. Ankara parla di una prova del suo "Stato di diritto", ma questa decisione an- nunciata dà fiato alle denunce di una giustizia sempre più politicizzata. Adesso, è destinata ad allentarsi la tensione tra Erdogan e Trump su diversi dossier in stallo, dall'appoggio americano ai curdi in Siria - che Ankara considera terroristi - alla vendita degli F-35 americani.
















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