Licenziati 45 “furbetti”
- 28 gen 2018
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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE/PRIMI EFFETTI DELLE NUOVE REGOLE DEL DECRETO MADIA
ROMA. Nella ragnatela tracciata dalle nuove regole per la pubblica amministrazione sono finiti quasi in cinquanta e l’elenco è destinato ad allungarsi. Questo il primo bilancio sugli effetti del decreto Madia anti-furbetti. In un anno e mezzo di operatività si contano 45 licenziamenti. Ci sono poi altri due casi in standby, ma solo perché si è aperto un procedimento penale, mentre diverse sono le azioni in corso. Sotto torchio una specie particolare di assenteisti, quelli colti in flagrante mentre strisciano il badge a vuoto, falsificando la presenza in ufficio. Il ministero della P.a ha fatto il punto della situazione, registrando tra le due e le tre espulsioni ogni mese, solo, appunto per timbrature ‘taroccate’. Il monitoraggio è destinato ad affinarsi, visto che da luglio scorso le am- ministrazioni sono obbligate a comunicare, via web, la conclusione e l’esito dei procedimenti entro venti giorni dalla loro adozione. Il tutto è frutto dell’iter speciale stabilito dal provvedimento, entrato in vigore a metà del 2016, figlio della riforma della P.a e dei tanti casi di cronaca, Sanremo in primis. La stretta prevede che il dipendente beccato a strisciare per poi andare a fare shopping, sport o altro sia messo subito alla porta, comunque entro le 48 ore: scatta la sospensione con privazione dello stipendio (si può far conto solo sull’indennità per gli alimenti). Parte quindi subito l’indagine, con il contraddittorio e tutto il resto ma entro trenta giorni si deve chiudere. Vizi formali o cavilli giuridici non potranno bloccare l’azione. Il dirigente che fa finta di niente, magari solo per non infrangere la quiete, paga dazio: rischia lui stesso il licenziamento. Non solo, in ballo c’è il posto ma può esserci anche il risarcimento per danni all’immagine della Pubblica Amministrazione. Gli obiettivi perseguiti dal Governo con le modifiche (prima il tempo a disposizione era di 120 giorni) sono chiari: velocizzare il procedimento, darecertezza e rendere più facile il licenziamento laddove ci sia la prova schiacciante, come la telecamera che immortala il dipendente a strisciare i tesserini di altri colleghi o il suo ma non per entrare in ufficio, bensì per andarsene. Ovviamente se l’accaduto appare più che un imbroglio un incidente, valgono i principi di gradualità e proporzione dellasanzione, che deve essere cucita addosso al caso. Ma per chi salta l’intera giornata di lavoro o sgarra anche di un’ora ma in modo sistematico, non c’è scampo. Dal monitoraggio del ministero guidato da Madia, che ha raccolto i dati pervenuti all’Ispettorato e al Formez, emerge come gli uffici si stiano via via adattando alle novità, con comunque la gran parte dei procedimenti che riesce a concludersi entro il mese. La casistica restituisce un fenomeno senza confini territoriali o di altro genere. Dalla Capitale, dove è caduta la prima testa, a Biccari, nel foggiano, da Treviso a Cabra esserci, stavolta, un dipvrair,ionotrna Nseomrd- e Sud. Anche le amministrazioni coinvolte variano, dai ministeri alle Asl, dalle università alle agenzie fiscali. I furbetti in questione mostrano sempre molti interessi, tranne che per il lavoro. Truffano per andare a un corso di nuoto o in palestra, per fare la spesa al mercato rionale o al centro commerciale
















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