Lite M5S-Pd sulle riforme
- Redazione
- 10 set 2019
- Tempo di lettura: 3 min
GOVERNO/I RAPPORTI POLITICI SONO ANCORA DA COSTRUIRE, PRIME SCHERMAGLIE
di Serenella Mattera

ROMA. Un canale di dialogo è tutto da costruire. Lo si vede con chiarezza nel primo giorno dell’era giallorossa alla Camera. M5s e Pd si muovono come due truppe separate, i rapporti individuali sono buoni, quelli politici tutti da costruire. E poiché il rischio è incagliarsi subito in schermaglie e dissonanze, l’idea è costruire una cabina di regia dei gruppi parlamentari e tra loro e il governo, dove i capi delegazione Luigi Di Maio, Dario Franceschini e Roberto Speranza per Leu faranno capo direttamente a Giuseppe Conte. Una sorta di “war room” permanente dove cercare di fare sintesi tra partiti che fino a ieri non si parlavano. Alla Camera e soprattutto al Senato, dove Matteo Richetti nel Pd e Gianluigi Paragone nel M5s potrebbero essere da subito gli apripista di una piccola - ma incisiva - truppa di dissenzienti. In attesa che nel governo entri nel vivo la partita della manovra, la prima prova cui è attesa la nuova maggioranza è quella delle riforme. E così in serata si riuniscono alla Camera i capigruppo di M5s, Pd e Leu, Francesco D’Uva, Graziano Delrio e Federico Fornaro, per capire come procedere. L’accordo, ribadito dal premier nel discorso per la fiducia, è inserire “nel primo calendario utile” la riforma del M5s per il taglio dei parlamentari. Ad essa dovranno essere accompagnate una legge elettorale, altre modifiche costituzionali per garantire le minoranze e il pluralismo e una modifica dei regolamenti parlamentari. Ma sul quando e come farli già si litiga. Per il M5s è essenziale portare a casa entro settembre (se possibile la prossima settimana) il taglio dei deputati e senatori. Il Pd punta invece a far partire in parallelo - dunque più in là - la legge elettorale, per avere la garanzia che il taglio netto dei parlamentari sarà bilanciato dalla garanzia di un sistema proporzionale che eviti che un solo partito o coalizione possa “prendere” e controllare tutto. Secondo alcuni Dem bisognerebbe avviare in contemporanea anche la seconda riforma costituzionale con meccanismi come la sfiducia costruttiva, in modo da sfruttare la legge che consente di ritardare il referendum sul taglio dei parlamentari per fare un’unica consultazione sulle due riforme. Sarebbe anche - dicono a taccuini chiusi - una garanzia di durata della legislatura. Ma per il M5s la richiesta è inaccettabile: se si aprisse il tavolo per la legge elettorale potrebbero volerci mesi quindi per ora al massimo si può avviare formalmente l’iter in commissione. I dubbi, come si vede, sono di metodo ma anche di merito. Qualche deputato Pd, che non vuole uscire allo scoperto ora per non guastare la “festa” per la nascita del governo, fa già sapere che la riforma M5s per il taglio dei parlamentari non la voterà: “Il Pd, del resto, non l’ha mai votata”. Ecco dunque la necessità di un coordinamento. Di Maio e Franceschini prima del voto di fiducia fanno il punto con le rispettive delegazioni. Il capo M5s riunirà i suoi ministri forse domani alla Farnesina. Il ministro Pd, che avrà un ufficio a Palazzo Chigi, raccomanda ai Dem di ridurre la conflittualità e cercare la sintesi in spirito di coalizione. In queste ore - è previsto un tavolo politico - si cerca l’intesa sui sottosegretari, con l’obiettivo di chiudere la partita in settimana. Ma un rinvio è possibile, se si considera che non c’è ancora un’intesa sui numeri: dovrebbero essere poco più di venti per il M5s, poco meno di venti per il Pd, uno per Leu e forse uno anche per chi, tra le autonomie, voterà la fiducia. Ci sarà un sottosegretario a Palazzo Chigi (forse lo stesso sottosegretario alla presidenza,Riccardo Fraccaro) con delega alle Riforme. In squadra dovrebbero esserci pochi senatori, perché Palazzo Madama - dove i numeri sono risicati - va presidiato. E già si ragiona delle authori- ty, con Agcom al Pd (forse Antonello Giacomelli) e autorità per la privacy a M5s. Prima però lo scoglio della fiducia al Senato, con un occhio al tabellone dei numeri.
















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