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Lo scantinato della paura:stuprata per 24 ore

  • 13 dic 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Violenza sulle donne/Incubo per una trentenne piemontese


ASTI. L’hanno trovata riversa su un letto di fortuna, nello scantinato di un palazzo da tempo occupato, sui polsi i segni del cavo con cui era stata legata, il naso rotto da un pugno. Un tugurio di pochi metri, ad Asti, dove Alice - nome di fantasia - è stata rinchiusa e violentata per un giorno e una notte intera.

Fino a quando, approfittando di un momento di distrazione dei suoi aguzzini, è riuscita a mandare un messaggio all’amica, via Whatsapp, e la polizia, che già indagava sulla sua scomparsa dopo la denuncia del padre, l’ha liberata.

In manette sono così finiti due 40enni tunisini, senza permesso di soggiorno, numerosi precedenti per spaccio, motivo per cui forse la donna, un passato da tossicodipendente, li aveva conosciuti. Sono accusati, a vario titolo, di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni in concorso con un terzo connazionale, che è stato denunciato. Lo scantinato degli orrori n corso Casale, dove la trentenne è stata rinchiusa dopo essere stata rapita dai suoi aguzzini. La donna li aveva conosciuti da poco. Si erano visti alla stazione ferroviaria di Asti.

Lei andava e veniva da Alessandria, dove viveva fino all’anno scorso con l’ex marito e i loro due figli.

Poi la separazione, i bambini affidati al coniuge e il ritorno ad Asti, dove aveva preso un piccolo appartamento nella zona est della città. Un lavoro fisso non lo aveva; qualche ora come colf, altri impieghi saltuari. Si sentiva spesso col padre. L’ultima volta la vigilia dell’Immacolata. Poi nulla. Troppi giorni senza una telefonata, troppi squilli a vuoto. L’uomo ha temuto fosse accaduto qualcosa a quella figlia dal passato turbolento. Così ne ha denunciato la scomparsa.

Secondo la ricostruzione della squadra mobile, Alice era sola a casa quando i due tunisini sono andati da lei, hanno sfondato la porta, l’hanno afferrata e trascinata a forza

nello scantinato poco distante. Una di quelle cantine condominiali abbandonate, che i due avevano arredato con un letto, un divano e un armadio. Una di quelle palazzine, occupate dal 2012, dove ancora regnano degrado ed emarginazione. Dove le forze dell’ordine e i vigili del fuoco erano già intervenuti, mesi fa, per piccoli roghi.

A salvare la ragazza il cellulare, che aveva nascosto nei pantaloni. Ha chiesto di andare in bagno e ha inviato un messaggio all’amica. “Mi hanno rapita, aiutami, sono in uno scantinato”.

Poche ore dopo gli uomini del commissario Loris Petrillo hanno fatto irruzione nella palazzina, dove hanno sorpreso i due tunisini e liberato la donna, ora ricoverata sotto choc all’ospedale di Asti. Il caso ricorda lo stupro del branco di Rimini di qualche mese fa secondo il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che torna a proporre la castrazione chimica per chi si macchia di questi reati.


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