Macron, prima visita da Trump
- Redazione

- 23 apr 2018
- Tempo di lettura: 3 min

CASA BIANCA/SENZA UN PIANO B SE SALTA L’ACCORDO SUL NUCLEARE IRANIANO
WASHINGTON. “Non ho alcun piano B” se salta l’accordo sul nucleare iraniano: Emmanuel Macron fissa già un paletto alla vigilia dei suoi tre giorni a Washington insieme alla premiere dame Brigitte, prima visita ufficiale di stato dell’era Trump, cui seguirà venerdì l’arrivo di Angela Merkel. Molti i nodi da discutere domani nello studio Ovale, dopo la cena tra le due coppie presidenziali questa sera a Mount Vernont, la storica residenza di George Washington sulle rive del Potomac che conserva anche le chiavi della Bastiglia: l’atteggiamento da tenere con Mosca in un clima peggiore di quello della guerra fredda, la Siria, l’Iran, la Corea del nord, la guerra dei dazi sospesa con la Ue sino al primo maggio. Sono sostanzialmente gli stessi temi in agenda in questi due giorni a Toronto al G7 dei ministri degli esteri (presente anche Angelino Alfano), in vista del summit dei sette Paesi più industrializzati dell’8-9 giugno in Quebec. Macron, che mercoledì parlerà anche al Congresso, si è fatto precedere da una intervista a Fox news per lanciare alcuni messaggi. Quello più forte riguarda l’intesa sul nucleare iraniano, dalla quale Trump minaccia di uscire se non verrà rafforzata entro il 12 maggio, quando scade il termine per la certificazione da parte del presidente Usa. “Voglio lottare contro i mis- sili balistici, voglio contenere l’influenza regionale” dell’Iran, ha spiegato il presidente francese, preannunciando però che vuole chiedere al tycoon di “non abbandonare l’accordo perché non ci sono opzioni migliori”. Una posizione che verrà ribadita anche dalla cancelliera tedesca: un accordo imperfetto è meglio di nessun accordo, ha detto alla tv israeliana Channel 10. Proprio ieri il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha minacciato da Ny “conseguenze non molto piacevoli” per gli Usa, tra cui il ritorno all’arricchimento dell’uranio, se Trump “ucciderà l’accordo”. Una prospettiva che rischia di indebolire il presidente Usa in vista dei negoziati con la Corea del nord. Macron tenterà poi di convincere Trump ad esentare la Ue dai dazi perché “non si fanno guerre commerciali con gli alle-ati” e a rimanere coinvolto nella crisi siriana, dopo l’annuncio di un ritiro delle truppe Usa appena possibile. Quanto a Putin, non ha esitato a criticarlo, pur dicendo di “rispettarlo” e di voler avere “scambi permanenti con lui”: “E’ un uomo e un presidente molto forte e intelligente”, davanti al quale “non dovremmo mai mostrarci deboli”. E’ “ossessionato dalle ingerenze nelle nostre democrazie, interviene ovunque, in Europa e negli Usa, per indebolire le nostre democrazie”, ha proseguito affrontando un argomento imbarazzante per Trump, ancora nella morsa del Russiagate per i sospetti di collusioni elettorali con Mosca. Finora Macron è stato il leader europeo con cui Trump ha avuto più “chimica”. Lo ha criticato ma anche corteggiato invitandolo alla parata della festa della Bastiglia, per accreditarsi come interlocutore privilegiato della vecchia Europa dopo il vuoto lasciato da Theresa May e l’indebolimento della Merkel. Ma fino- ra ha ottenuto poco o nulla, dall’accordo di Parigi sul clima ai dazi. Il capo dell’Eliseo spera che il recente raid contro Damasco coordinato con Usa e Gb possa essere un inizio concreto di collaborazione ma le strategie dei due presidenti sulla Siria per ora divergono. Per far cambiare idea a Trump non basterà il regalo altamente simbolico che porterà Macron, sperando che sia piantato nei giardini della Casa Bianca: una quercia della foresta di Belleau, nel di- partimento francese dell’Aisne, luogo della prima battaglia condotta dalle truppe americane contro quelle tedesche nel giugno 1918.
















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