Macron, task force anti-jihad
- 8 giu 2017
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PARIGI/IL PRESIDENTE FRANCESE PORTA ALL’ELISEO, CON PIENI POTERI, 20 STRATEGHI DELL’ANTITERRORISMO
PARIGI. Non anti ma "controterrorismo": questo il nome della task force anti-jihad che Emmanuel Macron ha voluto accanto a sé, all'Eliseo. Un nucleo di 20 strateghi con pieni poteri su tutte le strutture dei servizi, che hanno clamorosamente mostrato la loro disorganizzazione da quando la Francia è nel mirino della guerra santa.Il presidente ne aveva fatto una "priorità" del programma durante la campagna elettorale, gli avvenimenti di Manchester e Londra - l'attacco quasi sventato di ieri a Notre-Dame è stato ininfluente - lo hanno spinto ad accorciare i tempi. Si tratta di una nuova struttura - una sessantina di donne e uomini, 20 al vertice della piramide - che saranno diretti da Pierre de Bousquet de Florian, ex numero uno dei servizi al quale Macron ha deciso di mettere in mano la sicurezza dei francesi. Le caratteristiche: disponibilità 24 ore su 24, accesso diretto al capo dello stato, informazioni in tempo reale e 30 minuti al massimo per prendere qualsiasi decisione nel caso di crisi. Il Consiglio di Difesa convocato da Macron ha anche approvato il pensionamento dei capi dei vari servizi - Dgse, sicurezza esterna, 6.500 uomini; DGSI, sicurezza interna, 4.000; DRM, controspionaggio militare, 1.800 - e la loro sostituzione con uomini di piena fiducia del capo dello stato, che di fatto diventa da oggi il capo anche operativo della lotta al terrorismo. Non solo: lo stato d'emergenza, al quale i francesi sono ormai abituati, entrerà - in molti suoi aspetti - nel diritto comune. Una legge che il governo di Edouard Philippe sta preparando è stata battezzata "rafforzamento della lotta contro il terrorismo e sicurezza interna". Le Monde, che ha anticipato alcuni stralci del progetto finora riservato, elenca i tanti pilastri dello stato d'emergenza che diventeranno normali: arresti domiciliari, perquisizioni, chiusura di luoghi di culto, zone off limits per motivi di sicurezza. Il tutto affidato al ministero dell'Interno e ai prefetti, bypassando - come prevedono le nor- me dello stato d'emergenza varato durante la guerra d'Algeria nel 1955 - giudici e magistrati. Una particolare attenzione sembra sia stata messa sulla diffusione del braccialetto elettronico per il controllo di persone "il cui comportamento rappresenta una minaccia di par- ticolare gravità per la sicurezza e l'ordine pubblico". Nel paese, intanto, ci si interroga sull'ennesima variante messa in mostra da n terrorismo che può agire direttamente, oppure attraverso cellule dormienti attivate via Internet, o semplicemente grazie a individui isolati che si "ispirano" alle esortazioni jihadiste. Il caso di Farid Ikken, il quarantenne ricercatore algerino che si è avventato a Notre- Dame contro una pattuglia di poliziotti, è senza precedenti. Giornalista, traduttore, master in Svezia, prossimo al dottorato a Metz, autore di pubblicazioni, addirittura collaboratore dall'Algeria per Rue89, noto sito di informazione francese. Eppure, ha giurato fedeltà all'Isis in segreto, si è armato di un martello e due coltelli da cucina, ed è partito all'assal- to sul piazzale di Notre-Dame. Nello zainetto aveva il pc e le dispense universitarie sulle quali stava studiando.
















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