Maduro e Trump evocano la guerra
- Redazione

- 4 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min
L’UE TENTA IL DIALOGO. MARTEDÌ IL TAVOLO. MA SEI PAESI EUROPEI SONO GIÀ PRONTI A SOSTENERE GUAIDÒ

ROMA. Nicolas Maduro evoca la possibilità di una guerra civile e Donald Trump continua a non escludere l'uso della forza, mentre non si fermano gli sforzi di chi cerca una soluzione pacifica, con il gruppo di contatto internazionale promosso dall'Ue e dall'Uruguay che si prepara a incontrarsi martedì a Montevideo: schermaglie interlocutorie, mentre per un giorno la crisi in Venezuela sembra mettersi in pausa - nessuna manifestazione di piazza, nessun comizio, nessun incidente - in attesa della piega che prenderanno gli eventi nei prossimi giorni.
Maduro, che ha assistito all'ennesima giornata di manovre militari, ha escluso ancora una volta di voler convocare nuove elezioni presidenziali, come richiesto dalla comunità internazionale.
I governi di Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo e Olanda, che avevano intimato a Maduro un ultimatum in tal senso, si preparano dunque a riconoscere presidente ad interim l'autoproclamato Juan Guaidò.
Una posizione rigettata ancora una volta da Nicolas Maduro: "Non accettiamo ultimatum da nessuno. Credo che ciò di cui ha bisogno il Venezuela - ha ribadito - sia un rinnovo del Parlamento. Le presidenziali si sono già svolte il 20 maggio".
Resta ora da capire che ricaduta avrà questo eventuale riconoscimento da parte di stati chiave dell'Unione europea sui lavori del gruppo promosso dall'Alto Rappresentante Federica Mogherini e dal presidente dell'Uruguay, Tabaré Vazquez: un tavolo che riunirà l'Unione europea e otto suoi Stati membri, tra cui l'Italia, oltre a Fran- cia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito, e quattro Paesi dell'America latina: Bolivia, Costari- ca, Ecuador e Uruguay.
Maduro ha ribadito il suo essere "aperto al dialogo", anche se in un'inter- vista alla televisione spagnola ha lancia- to messaggi inquietanti.
Le probabilità di una guerra civile? "Nessuno può rispondere con certezza. Dipende dal livello di pazzia dell'impero settentrionale e dei suoi alleati", ha sottolineato, ammonendo che "la gente si sta già armando".
Mezze minacce che fanno il paio con le dichiarazioni di Donald Trump, che continua a tenere Maduro nel mirino. Per il presidente americano l'uso della forza "è un'opzione".
Intanto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha continuato a puntare il dito contro il Governo italiano: "Il suo veto - ha detto - blocca l'Europa dal fare una scelta in favore della democrazia.
Il Parlamento europeo si è schierato dalla parte degli italiani che vivono lì, che ce lo chiedono. Cosa che il governo italiano invece non ha fatto schierandosi dalla parte di un efferato dittatore".
Nel frattempo, il sistema di Maduro ha perso nuovi pezzi. Ieri è stato il turno del primo diplomatico venezuelano, l'ambasciatore in Iraq, che ne ha disconosciuto la legittimità per sostenere Juan Guaidò.
Sabato era stato invece un generale dell'Aeronautica militare ad annunciare il suo appoggio all'autoproclamato giovane presi- dente che ha lanciato un appello a tutte le forze armate ad unirsi al cambiamento.
















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