Mafia Capitale senza mafia
- 18 ott 2017
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NON CI SONO GLI ESTREMI PER L’ACCUSA PIU PESANTE NELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

ROMA. A Roma c'erano criminali che hanno corrotto e infiltrato amministrazione e politica, ma non c'era la mafia. È questo in sostanza il giudizio sull'inchiesta monstre 'Mondo di mezzo' conclusa nel luglio scorso con condanne per circa 250 anni di carcere.
"Fatti gravi" per i giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma, ma nessuna organizzazione mafiosa "derivata o autonoma" e nessun collegamento con la Banda della Magliana. I giudici motivano così la decisione di non riconoscere l'aggravante mafiosa al gruppo guidato da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, condannati a 20 e 19 anni di reclusione in una sentenza che ha riguardato altre 44 persone, tra cui politici e uomini dell'amministrazione.
Una sentenza storica in cui sono state inflitte pene pesanti proprio per gli episodi di corruzione con condanne, in alcuni casi, superiori alle richieste della Procura che ora dovrà decidere su una eventuale impugnazione. "Il Tribunale non ha individuato, per i due gruppi criminali", quello costituito presso il distributore di Corso Francia e quello riguardante gli appalti pubblici, alcuna mafiosità", si legge nelle oltre 3000 pagine delle motivazioni. E questo perchè per la corte presieduta da Rosaria Ianniello mancano i tre punti cardine "necessari ed essenziali" nel definire il metodo mafioso: "la forza d'intimidazione, intesa come capacità dell'organizzazione di incutere paura in virtù della sua stabile predisposizione ad esercitare la coazione; l'assoggettamento, inteso come stato di sottomissione delle potenziali vittime; l'omertà, intesa come presenza, sul territorio dominato, di un rifiuto generalizzato e non occasionale di collaborare con la giustizia".
L'organizzazione invece, riconosce la corte, ha avuto la capacità "di inquinare pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l'azione della pubblica amministrazione". In questo la figura-chiave è Buzzi. I suoi "contatti, con politici ed
amministrativi, sono stati sapientemente utilizzati e sfruttati". Ma, nonostante ciò, il collegio non sposa la tesi estensiva della Procura di Roma di considerare mafiosa una organizzazione che non spara ma corrompe e imbriglia la vita politica e amministra della Capitale, pena "la violazione del principio di legalità" perchè, annotano i giudici, le "innovazioni legislative rimangono riservate al legislatore". Cancellata anche l'altra tesi suggestiva, quella di una eredità della banda della Magliana. "Non è possibile stabilire una derivazione" per il solo punto di collegamento "costituito da Carminati, destinatario di una duratura fama mediatica" e "assolto da alcune gravi imputazioni".
















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