MARIA ha fatto carriera
- Redazione

- 25 nov 2016
- Tempo di lettura: 4 min
BENSONHURST/LATERZA LASCIA IL BASKET PROFESSIONISTICO PER LAVORARE NELLA NBA

BROOKLYN. “Carpe diem, cur panta rei”, ovvero, occorre cogliere l’attimo fuggente in quanto tutto scorre. Così dicevano i latini, ed è proprio quello che ha fatto Maria Laterza quest’estate. Ma andiamo con ordine, e ce lo faccia- mo raccontare direttamente dalla protagonista. Maria, ti abbiamo lasciato con la tua partecipazione all’Europeo, quanto è cambiato da allora? “Tantissimo, ci sono stati avvenimenti che hanno segnato la mia carriera da cestista. Per me l’anno della promozio- ne con la Geas è stato il migliore della mia carriera, ed avrei potuto fare molto di più, inconsapevole di giocare con tanti infortuni, tra cui il più grave alla spalla. Ero davvero pronta per il grande passo e mettermi in scena in A1, ma ad agosto dopo vari test medici mi arriva la notizia che dovevo operarmi alla cuffia dei rotatori della spalla. Fortunatamente, l’intervento è riuscito al meglio, ma da lì è iniziato un percorso travagliato, non tanto per il recupero che ho affrontato davvero in maniera serena, piuttosto il rientro in campo. Infatti sono tornata a dicembre in italia e mi sono trasferita a Lucca dove ho dovuto accelerare il rientro. Giocavo già a marzo. Dal primo minuto in campo, avevo subito capito di non essere pronta, non ero nella giusta condizione mentale per attutire i colpi alla spalla. Avrei voluto fare molto di più per Lucca, dimostrare quanto valgo quando sono in condizione. Il campionato termina e faccio rientro a casa dove recupero completamente la forma fisica. Nel frattempo inizio a lavorare come hostess in un noto ristorante a Manhattan, frequentato da molti addetti ai lavori del panorama cestistico. Contemporaneamente inizio il cammino di avvicinamento alla stagione futura e dopo averci riflettuto a lungo, valutando le varie offerte avevo deciso di ricominciare da zero. Ovvero, contratto con Carrugate in A2 e lavoro durante il tempo libero dagli allena- menti. Solitamente firmo a maggio, ma quest’anno ho impiegato più tempo ed ho firmato il 7 luglio. Una sera di mezz’estate poi mentre lavoravo ho scambiato due chiacchiere con Kim Bohuny, senior vice president della NBA International, davvero interessata alla mia storia. Poi la svolta. Un pomeriggio ero a Manhattan con mia madre e ricevo la chiamata di mio padre che dice di tornare subito a casa perchè aveva chiamato il vicepresidente della NBA, Brooks Meek. Torno a casa, lo ricontatto e mi chiede innanzitutto se avessi già firmato per qualche società, ed io ho risposto di sì, e poi se avessi voluto diventare la loro assistente. Vado per un colloquio negli uffici della NBA e dopo due giorni mi viene comunicato che ero stata scelta per quella posizione. Io credo che certi treni nella vita passano una volta sola e non potevo permettermi di perdere questa occasione. Adesso lavoro negli uffici NBA qui a New York a stretto contatto con i capi della organizzazione e mi occupo dei vari aspetti riguardanti la NBA negli Stati Uniti e nel mondo”. Quindi questo sarà il tuo lavoro per il resto della carriera? “Sicuramente non mi sa- rei mai aspettata di tornare a New York dopo sei anni e trovare subito il lavoro a cui ambivo. La cosa bella di questo
lavoro (Laterza è laureata in Marketing al Marist College, ndr) è che essendo nel campo ‘international’ posso inte- grare tutto quello che ho appreso nella mia esperienza in Italia ed inserirlo nel lavoro quotidiano. Inoltre, ci sono davvero tanti aspetti che mi piacciono della organizzazione NBA, e non c’è cosa che mi fa più felice del vedere bambini nei Paesi più poveri giocare in allegria sui campi costruiti con i soldi dei progetti NBA”. Ti manca l’Italia ed il basket- ball giocato? “Impossibile negare che mi manca ogni giorno, mai mi sarei aspettata di chiudere la carriera da professionista così, all’improvviso, mi stavo davvero preparando al meglio per ritornare in forma e dimostrare quanto valgo, perchè non bisogna dimenticare che ho vinto due campionati di A2 su 3, conquistando anche una Coppa Italia. Nonostante tutte le critiche che ho ricevuto per questa mia scelta ho sempre deciso di mantenere il silenzio, anche per il rispetto nei confronti di tutta la gente che mi ha sempre voluto bene e sostenuta in tutte le città in cui ho giocato. Forse oltre al bellissimo rapporto con le mie compagne, sarà proprio l’affetto dei tifosi che mi mancherà più di ogni cosa, sempre pronti a sostenermi anche nelle giornate negative. Un’altra cosa che mi ha fatto davvero male è stata la critica su un articolo online in cui la mia scelta veniva definita poco professionale, soprattutto perchè avevo vestito la casacca azzurra. Credo di aver dato il meglio per la maglia della Nazionale, e insieme alle mie compagne ho sempre lavorato duramente e fatto sacrifici immensi, nonostante le difficoltà per raggiungere gli obiettivi prefissati. E poi dobbiamo essere realisti, il basket femminile al momento purtroppo non è considerato professionistico. Gli unici sport considerati professionistici sono il calcio, il volley e il basket maschile ed è davvero un peccato”.
















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