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Mario Draghi: un addio alla Bce senza rimpianti



ROMA. Il futuro? "Chiedete a mia moglie". Rimpianti sugli otto anni al vertice della Bce? Nessuno. L'Italia? Oggi nessuno al governo mette più in dubbio l'appartenenza all'euro. E sulla politica monetaria, "non gettare mai la spugna" nel perseguire il mandato, incluso il confronto con la fronda degli oppositori al pacchetto di settembre, che già sembrano ammorbiditi. Il Mario Draghi che chiude l'ultima conferenza stampa da presidente della Bce - il mandato scade giovedì prossimo - non si è risparmiato su nessuno dei molteplici fronti che hanno visto la sua Bce, così diversa da quella del predecessore Jean-Claude Trichet, in primissima linea. E non si è tirato indietro nemmeno di fronte alla richiesta di commenti sull'Italia, con parole che con soddisfazione prendono atto di quanto, anche in Italia, i 'no euro' abbiano fatto un vistoso dietrofront. Se fino a qualche anno fa l'Italia, con il suo debito e le sue pulsioni antieuropeiste, sembrava essere l'ago della bilancia per il futuro dell'euro, oggi "le cose sono cambiate completamente", ha detto Draghi. "Oggi tutti nel panorama politico italiano hanno affermato che l'euro è irreversibile", è la soddisfatta osservazione del presidente della Bce al cambio di marcia adottato non solo dai 5 Stelle, ma anche dalla Lega di Salvini con le recenti uscite pubbliche del segretario. "Quelli che potevano essere i dubbi di una parte del governo italiano non ci sono più". Parole che si fermano a un passo dalla presa d'atto che la Lega, al governo, non c'è più. L'incursione 'politica' di Draghi, invece, lascia nella vaghezza l'ipotesi, che si rincorre da anni, che nel futuro ci sia la possibilità di fare il prossimo Presidente della Repubblica. "Davvero non so. Lo ho detto molte volte. Chiedete a mia moglie, ne sa più lei". Parole che lasciano aperto lo spiraglio, non essendoci un 'no' secco, ma senza minimamente entrare nel merito. Nella difesa dell'operato alla Bce, che è anche difesa del corso futuro che sarà nelle mani di Christine Lagarde che gli succederà da venerdì pros- simo, Draghi è molto più diretto. Serve una politica monetaria espansiva ancora per anni-dice-è emerso anche al Fmi. E serve soprattutto - è qui l'affondo politico più significativo - "una capacità di bilancio dell'Eurozona, nella forma di un bilancio comune o di un'assicurazione". E' l'ultimo sprone al progetto per dare all'euro ciò che gli manca per completare il suo successo: la possibilità di spendere (e quindi stimolare la crescita) quando l'economia va male, dopo aver risparmiato quando va bene. Nel frattempo, "i governi che hanno spazio di manovra di bilancio devono agire in modo efficace e tempestivo". Ossia GermMaanriiao(in p r o b a b i l e r e c e D s r s a i og hn i e ) , Olanda e gli altri in surplus dovrebbero abbandonare ogni austerity per spingere il Continente al largo da ogni rischio. Il panorama economico dell'Eurozona, del resto, è pieno di rischi, primo fra tutti un rallentamento dell'economia che potrebbe trasformarsi in recessione. E dunque il pacchetto di misure di settembre - taglio dei tassi e nuovo Qe senza scadenza - sono giustificati dai dati economici usciti fuori nel frattempo. Una sorta di ultimo atto di un mandato alla Bce "senza rimpianti: mi sento come qualcuno che ha cercato di perseguire il mandato nel miglior modo possibile". All'insegna di una tenacia, nei confronti dell'opposizione dei 'falchi', che Draghi sintetizza con un "never give up": "Se c'è una cosa di cui sono orgoglioso è aver sempre perseguito il mandato. Mai gettare la spugna". Si tiene l'elmetto prussiano che gli era stato regalato dalla Bild, ma rivendica anche che, fra i governatori, circa un terzo del consiglio direttivo, che si erano opposti con forza al pacchetto di settembre oggi "uno ha invitato all'unità" e un altro ha detto che "il passato è passato". Inoltre il probabile arrivo di Isabel Schnabel, consigliere economico del governo, economista non ortodossa, al comitato esecutivo della Bce è una notizia "da salutare davvero calorosamente". Perché Schnabel, appoggiata anche dalla Spd, è tutt'altro che un 'falco' come lo era Sabine Lautenschlaeger, che ha lasciato in protesta con le ultime misure di Draghi. Un altro tassello perché Lagarde - cui Draghi invia auguri ma non consigli - possa proseguire sulla rotta dell'italiano alla Bce

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