Maxi-blitz antidroga a Roma
- Redazione
- 18 set 2019
- Tempo di lettura: 2 min
ARRESTATI 21 ELEMENTI DI SPICCO DELLA CRIMINALITÀ CAPITOLINA, TRA CUI UOMINI DI DIABOLIK

ROMA. Un maxi-blitz con 21 arresti colpisce le nuove piazze di spaccio di Roma e apre squarci investigativi anche sull'omicidio di Fabrizio Piscitelli, l'ex ultras della Lazio freddato con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto scorso mentre era seduto su una panchina di un parco pubblico della Capitale. Una operazione della Squadra mobile, coordinata dalla Procura, che ha riguardato i gestori dello spaccio in tutte le aree di Roma: da Ponte Milvio a Torpignattara, da Acilia, a La Rustica, dall'Infernetto, al Tiburtino e Fonte Nuova. Tra gli arrestati anche un personaggio legato a Piscitelli. Si tratta di David Barberis, di professione personal trainer, ma secondo gli inquirenti legato a Arben Zogu e Piscitelli con i quali gestiva le piazze di spaccio nella zona di Ponte Milvio e nel centro di Roma. Per gli inquirenti, coordi- nati dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino, il punto di contatto tra Barberis e il clan degli albanesi che, insieme a Piscitelli, gestiva lo spaccio nella zona nord della Capitale, era Dorian Petoku, personaggio già noto per i suoi contatti con Diabolik .Il procedimento risale al marzo 2017 ed è scattato dopo un ingente sequestro di cocaina. Tra le persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare figurano elementi di spicco della criminalità romana tra i quali Fabrizio Capogna appartenente alla nota famiglia Capogna e Mazza Gaetano Giuseppe, siciliano, residente in Colombia per gestire da vicino gli illeciti traffici di droga, tuttora ricercato. Per la consegna dello stupefacente era stato collaudato anche un sistema (ribattezzato 'metodo Capogna') che avveniva attraverso la "staffetta" dell'auto che trasportava la droga: lo stesso Capogna accompagnava personalmente tutte le consegne di stupefacente seguendo l'auto condotta da complici che di volta in volta remunerava con denaro senza mai "toccare" lo stupefacente in modo da fugare eventuali arresti da parte delle forze dell'ordine. Il monitoraggio di Barberis ha consentito di poter attribuire allo stesso la gestione di un autonomo circuito di spaccio a Latina insieme a Casimiro Malafronte detto "Miro", nonché individuare altri personaggi gravitanti nel mondo degli stupefacenti a loro volta fornitori di altrettante piazze, ai quali l'uomo si rivolgeva di volta in volta, a seconda della convenienza economica del prezzo di vendita al kg della cocaina. Tra questi Alessio Di Gianfelice, arrestato nel corso dell'indagine e legato a Gaetano Giuseppe Mazza dal quale si riforniva di cospicui quantitativi di cocaina che quest'ultimo faceva giungere dalla Colombia, dove gode dell'appoggio logistico ed organizzativo gestito dai locali cartelli. Ulteriore contatto di Barberis è stato il pregiudicato campano Egidio Longo detto "Gino Crodino", collegato agli ambienti della Camorra, che riforniva la zona del litorale romano. "Inizi a dare fastidio quando te la fai con gente più pesante", dice Barberis in una intercettazione citata nell'ordinanza del gip. Una affermazione a cui il suo socio in affari, Manuel Briori risponde serafico: "Bravo finché non smovi le briciole non je frega un ca..o a nessuno" e Barberis chiosa: "solo se qualcuno me sa canta&hellipvanno a colpo sicuro"
















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