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Maxi truffa al Miur: indagati 33 falsi pro

  • 9 nov 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


COSENZA/FALSE ATTESTAZIONI PER SUPERARE I COLLEGHI NELLE GRADUATORIE

COSENZA. Carte false per potere accedere all'insegnamento nelle scuole primarie e dell'infanzia. Carte false per attestare titoli in realtà non posseduti e superare così nelle graduatorie chi quei titoli non li aveva. È quanto contesta la Procura della Repubblica di Cosenza a 33 persone, 26 donne e sette uomini, alle quali i carabinieri della Compagnia cittadina hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, ringrazia investigatori e procura e assicura che la lotta ai diplomifici "è una strada iniziata da tempo che vogliamo continuare". Ricorda quindi che nell'ultimo biennio nella sola regione Calabria sono stati oggetto di accertamenti ispettivi 232 istituti paritari ed è stata revocata la parità a 7 istituti delle Superiori e 18 scuole dell'infanzia.l cerchio, comunque, su questa emblematica vicenda di illegalità, morale oltre che penale, è tutt'altro che chiuso. I 33 "furbetti" della scuola nei confronti dei quali è stata chiusa l'indagine rappresentano soltanto un primo gruppo di indagati, il cui numero complessivo potrebbe essere molto più corposo. Lo fa intuire il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, quando dice che "l'indagine non è finita". Èaccaduto soltanto che si è deciso di concludere un primo troncone dell'inchiesta per consentire alle autorità scolastiche di adottare gli inevitabili provvedimenti di sospensione degli insegnanti nei confronti dei quali l'attività d'indagine si è chiusa. Ma la sensazione è che il quadro delle responsabilità possa essere molto più vasto rispetto a quanto è emerso finora. Anche perché il prosieguo dell'indagine, come è stato anticipato dagli investigatori, sarà esteso all'intero territorio nazionale. Ai 33 indagati vengono contestate la falsità ideologica commessa dal privato e la falsità materiale in atto pubblico. Le indagini, avviate dai carabinieri nell'ottobre del 2016, hanno consentito di accertare un sistema, diffuso sull'intero territorio nazionale, che avrebbe consentito la falsificazione e l'utilizzo di diplomi rilasciati apparentemente da istituti magistrali statali e paritari della provincia di Cosenza, oltre che da scuole di specializzazione per l'insegnamento di sostegno agli alunni portatori di handicap. Il raggiro è venuto fuori nel momento in cui i carabinieri hanno scoperto che alcuni diplomi di abilitazione che recavano il timbro dell'"Istituto nazionale scuole e corsi professionali" di Cosenza risultavano rilasciati in una data successiva a quella in cui lo stesso istituto ha cessato la sua attività. Una svista che è costata cara ai 33 insegnanti coinvolti per il momento nell'inchiesta perché rappresenta la prova inoppugnabile del falso che sarebbe stato commesso. I documenti contraffatti sono stati adoperati dagli indagati, nell'ambito del territorio nazionale, sia per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, sia in quelle d'istituto, preliminari all'assunzione come insegnanti. A questo si aggiunge che alcuni degli insegnanti indagati, ed in particolare quelli di sostegno, grazie ai falsi titoli di cui risultavano in possesso, hanno trovato lavoro in Calabria a discapito di altri colleghi che, non potendo esibire quegli stessi titoli, si sono dovuti accontentare di una sistemazione in altre regioni ed alcuni addirittura nel nord Italia. Il raggiro che era stato ideato, però, è stato scoperto e le conseguenze per chi lo aveva architettato rischiano adesso di farsi davvero pesanti.


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