May incontra i leader delle nazioni he compongono il Paese
- 25 ott 2016
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LONDRA. Alla prova dei fatti la Brexit è materia di forte divisione per il Regno Unito. E' bastato riunire ieri a Londra i leader delle nazioni che compongono il Paese, e quindi oltre all'Inghilterra la Scozia, il Galles e l'Irlanda del Nord, per capire quanto sia lontano da quello della premier Theresa May l'approccio 'regionale' al divorzio da Bruxelles. I colloqui sono stati definiti come "molto frustranti" dalla 'first minister' scozzese Nicola Sturgeon, che ha assunto la po- sizione più intransigente nei confronti del governo conservatore, temendo che una 'hard Brexit' tra- scini i suoi cittadini, in maggioranza pro Europa, fuori dal mercato comunitario. Non sono le uniche parole dure pronunciate da Sturgeon che ha placidamente ammesso, in una intervista davanti al numero 10 di Downing Street, di aver avuto un "franco scambio di vedute" con May e di essere uscita dall'incontro con una visione sul divorzio dall'Unione meno chiara di quando era arrivata. Il progetto che ha in mente la «first minister» è stato descritto da lei stessa in un intervento sul Financial Times: vorrebbe per Edimburgo uno status speciale capace di garantire un'uscita "flessibile" mantenendo la Scozia nel mercato unico. Se non venissero difesi i diritti dei suoi cittadini andrà avanti con l'iter per il nuovo referendum sull'indipendenza dal Regno Unito, dopo quello perso nel 2014, e non di tanto. "Non sto bleffando", ha detto Sturgeon rivolta a May. Il rischio di una progressiva disgregazione del Paese, scatenato da una crisi costituzionale come sostengono alcuni giuristi, potrebbe diventare realtà. La leader scozzese, assieme ai colleghi «first minister» Carwyn Jones per il Galles e Arlene Foster per l'Irlanda del Nord chiedono a Londra di essere consultati sui negoziati con l'Unione europea ed i primi due vogliono anche far votare le loro assemblee locali e il Parlamento di Westminster sulla linea da seguire una volta che sarà avviato l'iter di uscita. Proposte che trovano l'opposizione di May, decisa a condurre i colloqui con Bruxelles senza avere le mani legate e soprattutto evitando di apparire come un Paese diviso e con una minore capacità di trattativa. E' stacosì ribadito il 'no' ad accordi separati con le diverse nazioni e chiesto, in nome dell'unità del Regno, di non mettere a rischio la stessa Brexit insistendo su posizioni troppo divergenti rispetto a quelle di Londra. In cambio è stata garantita la volontà di nuovi incontri simili a quello di ieri e offerto un "canale preferenziale" tra gli esecutivi locali e David Davis, ministro preposto ad attuare la Brexit. Oltre a questo per ora il governo non può andare, mentre si attende la prossima mossa della «braveheart» Sturgeon.
















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