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Mediaset/Via al «buy back» mentre Fininvest blinda le azioni

  • 29 giu 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


MILANO. Mediaset è 'blindata’, le minoranze si sono compattate e in assemblea hanno dato il via libera al 'buy back' fino al 10%, una tecnicalità che in una serie di concatenazioni porterebbe il primo socio Fininvest ad arrivare alla soglia del 50% del capitale senza dover lanciare un'opa perchè le minoranze hanno dato il loro benestare. Viene letta come una mossa anti Vivendi anche se l'ad Pier Silvio Berlusconi ostenta sicurezza e dice di non vedere il rischio di scalate. I francesi (soci con il 28,8% del ca- pitale) sono i grandi assenti dell'appuntamento con l'approvazione del bilancio a cui hanno partecipato invece fondi e retail con circa il 12% del capitale e Fininvest con il 39,53%. Hanno preferito rimanere in silenzio e tenere un basso profilo anche se restano i protagonisti ingombranti del 2016 del Biscione e ancora impegnano gran parte delle energie del gruppo. "Un attacco al cuore di Mediaset, un take over ostile" dice il presidente Fedele Confalonieri ripercorrendo le tappe del contenzioso che dopo aver segnato il bilancio 2016 ora diventa "intralcio, un condizionamento pesante al nostro sviluppo". La battaglia legale si inasprisce, "non arretreremo" anzi Mediaset aggiunge una nuova causa per violazione contrattuale, concorrenza sleale e violazione della legge sul pluralismo televisivo, la querelle societaria diventa "priorità assoluta" perchè, dice Confalonieri "Non sono sul tavolo solo i nostri diritti violati ma anche molti nostri progetti futuri", come ogni iniziativa nelle tv e tlc a causa degli incroci azionari. Secondo il fondo Amber (azionista con il 2,5%), unica voce critica in assemblea, però la società è ingessata da un management inadeguato, troppo vecchio (e non solo anagraficamente) per affrontare le sfide del digitale. "Non si escludono acquisizioni o partnership così come cessioni di attività non più core" ha risposto Confalonieri, che di passare la mano non ha intenzione, alle critiche di una strategia 'stand alone’ del gruppo. Mediaset poi ribadisce di voler partecipare al consolidamento del settore delle torri, anche se il Governo ha stoppato l'integrazione tra Rai Way ed Ei Towers (controllata al 40% da Mediaset). Premium, la pay tv tornata al 100% sotto il controllo di Mediaset, vedrà il suo business model ristrutturato per rendendolo sostenibile e l'obiettivo è riportarla in equilibrio. In quest'ottica l'offerta per la Champions League, anche se con un rilancio, non è riuscita a battere quella di Sky "ma per noi era la cifra giusta" spiegano i vertici. Per quanto riguarda la serie A "non abbiamo partecipato perché era inaccettabile la composizione dei pacchetti, come abbiamo fatto pesare sia alla Lega che all'Antitrust". Per il prossimo anno l'offerta è ancora "l'unica completa, unendo alla serie A un anno di Champions League in esclusiva" poi si vedrà. "In autunno è prevista una nuova asta, noi parteciperemo con l'obiettivo di ottenere la migliore offerta televisiva calcistica per i tifosi italiani" ha detto Confalonieri e non è esclusa un alleanza con Tim anche se ad oggi non c'è nulla di concreto.


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