“Mente e si inventa le cose”
- Redazione

- 3 nov 2018
- Tempo di lettura: 2 min

IL PRESIDENTE ESULTA PER I DATI SULL’OCCUPAZIONE, MA OBAMA LO STRONCA
WASHINGTON. A quattro giorni dal voto per le midterm Donald Trump può esultare. Gli ultimi dati che fotografano la situazione del mercato del lavoro in Usa sono da urlo, con 250 mila nuovi posti creati ad ottobre ed una disoccupazione al 3,7%, mai così bassa da 49 anni. Un trend che dura da tempo, ma stavolta con una differenza non da poco: a volare sono anche i salari, con un balzo del 3,1% che non si verificava dal 2009, dall'inizio della grande crisi. Era questo il pezzo mancante del puzzle: finalmente la ripresa viene percepita nelle buste paga dei lavoratori. E il tycoon spera che questo possa avere un impatto decisivo alle urne. Così lo sprint finale verso l'Election Day di martedì 6 vira sui temi dell'economia. Il presidente parla di "numeri incredibili" e la Casa Bianca esalta la 'Trump economy' che "frantuma ogni previsione". Mentre è sfida a distanza con Barack Obama, in campo per dare la spinta finale ai Barack democratici che sperano di riconquistare Obama la Camera. E anche per difendere la sua eredità sempre più minacciata. Mai così diretto il suo attacco a Trump: "Mente e si inventa le cose, e non ha alcuna compassione per i migranti. Questa non è l'America". "Siamo a un bivio, e la posta in gioco è altissima. Le conseguenze del voto possono essere pericolose per il Paese", è il monito lanciato dall'ex presidente accolto con una ovazione a Miami, dove ha fatto campagna per Andrew Gillum, il sindaco di Tallahassee che potrebbe diventare il primo governatore afroamericano della Florida. Mentre nelle prossime ore Obama sarà in Georgia per sostenere Stacey Abrams, la 'pasionaria' dem che punta a diventare la prima governatrice nera della storia Usa. "In gioco ci sono i valori, sono le elezioni più importanti degli ultimi decenni, c'è l'unità del Paese". "Il cambiamento può ancora avvenire, la speranza non è ancora morta", ha detto Barack Obama chiudendo il suo comizio a Miami riprendendo due degli iconici slogan delle sue campagne presidenziali, 'Change' e 'Hope'. Florida e Georgia, dunque, sempre più due stati chiave per l'esito delle elezioni. E' qui che anche il tycoon e i massimi vertici dell'amministrazione Trump spenderanno le ultime ore della campagna elettorale. Non v'è dubbio che per Obama si tratti anche una questione personale: lui che afferma di aver tirato fuori l'America dalle sabbie mobili della crisi lanciando la ripresa di cui ora Trump sta godendo i frutti. Intanto un colpo basso a Trump arriva dal presidente della Fed Jerome Powell, per il quale fermare i flussi migratori può solo danneggiare l'economia americana, rallentando la ripresa e la crescita dell'occupazione. Una risposta scritta data a un senatore democratico che il tycoon non avrà certo gradito, lui che ha più volte accusato Powell di remare contro con una politica di rialzo dei tassi. Quei tassi che la Fed potrebbe aumentare ancora a dicembre proprio alla luce dei buoni dati sull'andamento dell'occupazione e dei salari, nel timore di un'impennata dell'inflazione.
















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