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Migranti, incubo gialloverde

LA MARINA SALVA 36 PERSONE. LA MARE JONIO LI IMITA. SALVINI CHIUDE I PORTI CON SCONTRO



ROMA. La Marina salva 36 migranti a bordo di un barcone che stava affondando al largo della Libia, la Mare Jonio, ne soccorre altri 30 tra cui cinque minori e due donne incinte e Matteo Salvini chiude i porti non solo alle navi delle Ong ma anche ai militari. Si profila un nuovo scontro nel governo tra il ministro dell'Interno e i Cinquestelle, con la Difesa che ribadisce la "massima fiducia" nelle scelte nella Marina e il premier Giuseppe Conte che tenta di mediare e cerca una sponda nei partner europei: "risolveremo anche questo caso". Il soccorso è scattato ieri mattina, dice la Marina, a 75 km dalle coste libiche. Nave Cigala Fulgosi, un pattugliatore impegnato nell'operazione 'Mare Sicuro', ha intercettato un barcone che "stava imbarcando acqua e quindi era in procinto di affondare". Non c'era, dunque, alcun dubbio che i migranti fossero in "imminente pericolo di vita" - anche perché i 36 a bordo, tra cui due donne e 8 bambini, erano senza giubbotti salvagente - e non c'è dubbio che era necessario intervenire "in aderenza alle stringenti normative nazionali e internazionali". Neanche dieci minuti dopo l'uscita della notizia, Matteo Salvini parte all'attacco. "Io porti non ne do - dice - O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esservi un ministro dell'Interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie i migranti". Una posizione molto dura che il titolare del Viminale è costretto, però, a smorzare quando ribadisce il suo no alla concessione di un porto per la Mare Jonio: "un conto è la nave dei centri sociali - dice infatti - e un conto è una nave della Marina, che attraverso il suo ministro di riferimento si assumerà le proprie responsabilità". Il diretto interessato, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, non replica, limitandosi a far trapelare la "massima fiducia" nell'operato della Marina e sottolineando che da parte sua non c'è stata alcuna indicazione particolare. E silenzio anche dai Cinquestelle con Di Maio che sposa la linea di Conte. "Non vogliamo fornire a Salvini alcun pretesto" è la risposta che arriva da fonti del Movimento. Il leader della Lega critica anche un altro aspetto dall'operazione di salvataggio, sostenendo che l'intervento della Marina si è verificato "in acque libiche, peraltro pattugliate dalla Guardia Costiera libica che mercoledì in pieno Ramadan ha soccorso salvato e portato indietro più di 200 immigrati". In realtà, proprio la nota ufficiale della Marina, dice una cosa diversa: 75 chilometri dalla costa sono, infatti, circa 40 miglia nautiche, dunque ben al di fuori delle 12 miglia che corrispondono alle acque territoriali. L'imbarcazione era quindi in acque internazionali, dove era anche la Cigala Fulgosi, anche se in una zona che ricade sotto l'area Sar libica. E cosa ci facesse lì il pattugliatore è sempre la Marina a spiegarlo: "attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all'attuale situazione di sicurezza presente in Libia". In sostanza, era lì a proteggere a distanza nave Capri, che nel porto di Tripoli fornisce assistenza tecnico-logistica ai mezzi della Marina e della Guardia Costiera libica come previsto dall'accordo, sottolineano dalla Difesa, "sostenuto anche dal Viminale", a salvaguardare il personale italiano a Tripoli e quello sulle piattaforme Eni. Per evitare uno scontro Difesa-Interno il premier Conte ha già sentito diversi paesi europei. "Ho raccolto la disponibilità di Malta, Francia e Lussemburgo a prendere alcuni migranti" e l'Italia attende una risposta anche da "Germania, Spagna e Portogallo" ha detto sottolineando la "grande disponibilità dagli amici europei". L'obiettivo è anche quello di evitare un nuovo caso Diciotti, la nave della Guardia Costiera che la scorsa estate rimase 10 giorni in mare prima di poter approdare a Catania. Per quella vicenda, Salvini è finito indagato con l'accusa di sequestro di persona e il tribunale dei ministri ha chiesto di poterlo processare ma il Senato, con il via libera dei 5S, ha negato l'autorizzazione a procedere. Una situazione che, se dovesse riproporsi, non è detto si concluda allo stesso modo.

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