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Mistero sulla famiglia-ostaggio


TALEBANI/LE CIRCOSTANZE DEL RAPIMENTO NON CONVINCONO GLI INVESTIGATORI


WASHINGTON. Un incubo, ma anche un mistero. La famiglia tenuta in ostaggio dai talebani per cinque anni - padre canade- se, madre americana e tre figli - è tornata a casa a Toronto, dopo il blitz delle forze pachistane che ha portato alla loro libera- zione. E il loro è innanzitutto un racconto di violenze e soprusi scioccanti.

Joshua Boyle, 34 anni, parla di una fi- glia uccisa dai propri carcerieri, militanti della rete Haqqani. E par- la della moglie violentata e maltrattata mentre era in- cinta, e del trauma sofferto dagli altri tre figli, tutti nati durante la prigionia. "Se siamo ancora vivi è un mi- racolo", dice Boyle, per il quale l'unico scopo della vita è ora quello di regala- re ai figli quell'infanzia fino

ad adesso negata. Difficile che i tre pic-

coli dimentichino il terrore vissuto durante il raid che ha regalato la libertà alla loro famiglia, sopravvissu- ta a una vera e propria tempesta di fuoco: una trentina di uomini del- le forze speciali pachistane, infatti, sulla base delle informazioni degli 007 ameri- cani hanno individuato il convoglio nel quale viaggiavano i cinque, nella zona tri- bale al confine tra Afghanistan e Pakistan, e lo hanno attaccato, uccidendo una deci- na di militanti.

Boyle è rimasto ferito ad una gamba, colpito da una scheggia. La drammatica vicenda si tinge però anche di giallo, a partire dai reali motivi del viaggio in Af-

ghanistan di Boyle con la moglie Caitlan Coleman, nel 2012. Un giallo alimentato dalla decisione dei due di rifiutare il volo per gli Stati Uniti predisposto dopo la loro liberazione dal personale del dipartimen- to di Stato.

Il sospetto è che Boyle e la moglie te- mano di essere messi sotto torchio dalle autorità Usa.

Questo soprattutto per il passato del- l'uomo, sposato e divorziato con la sorel- la di Omar Khadr, un canadese arrestato dagli americani nel 2002 e detenuto a Guantanamo per sospetti legami con al Qaeda.

Insomma, la versione del rapimento av- venuto durante un'escursione in una delle aree più pericolose della regione non con-

vince 007 e investigatori. Anche se dal dipartimento di stato spiegano che al mo- mento a carico della coppia liberata non c'è nessuna accusa. Boyle è riuscito tra l'altro, dopo la liberazione a far giungere un bigliettino all'agenzia statunitense Ap, sottolineando il suo disaccordo con la politica estera degli americani. "I loro in- teressi non sono i miei interessi", ha scrit- to.

L'operazione che ha portato alla libe- razione della famiglia canadese-america- na viene vista dagli osservatori come un successo della ritrovata collaborazione tra Usa e Pakistan nell'era Trump, dopo che i rapporti tra i due Paesi si erano raffred- dati in seguito al raid del 2011 in cui fu ucciso Osama bin Laden.


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