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Monito dell’Fmi a Usa e Cina

ULTIMA SPIAGGIA PER L’INTESA SUI DAZI. WALL STREET AFFONDA: DOW -1,79%



di Ugo Caltagirone

WASHINGTON. L’ultima spiaggia. Così può essere considerata la nuova tornata di colloqui tra Usa e Cina per tentare di chiudere l’accordo che eviti lo scoppio di una guerra commerciale senza precedenti. Uno scenario che agita i mercati e preoccupa il mondo intero, con Wall Street che affonda per il secondo giorno consecutivo prima trascinando in basso le principali piazze finanziarie europee poi mettendo a segno la seduta peggiore dal mese di gennaio, col Dow Jones in calo dell’1,79% e il Nasdaq dell’1,96%. I negoziati, nonostante le tensioni degli ultimi giorni, riprenderanno ai massimi livelli nelle prossime ore a Washington, dove è in arrivo anche il vicepremier cinese Liu He. L’auspicio è quello di un’intesa in extremis per scongiurare l’aumento dei dazi annunciato dall’amministrazione Trump su 200 miliardi di dollari di prodotti ‘made in China’, che entrerà in vigore nella notte tra venerdì e sabato. “Il fallimento delle trattative rappresenterebbe una minaccia enorme per la crescita dell’economia globale”, è il monito lanciato dalla direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Preoccupata anche l’Europa, con il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombovskis che parla di rischi per il vecchio Continente se si andrà incontro ad una escalation dei conflitti commerciali e ad un ulteriore indebolimento dell’economia cinese. E sono l’Italia e la Germania - sottolinea il ministro del’Economia Giovanni Tria - che come Paesi esportatori pagherebbero il prezzo più caro. Ma a forzare la mano negli ultimi giorni è stato direttamente Donald Trump, esasperato dal punto morto in cui sarebbero piombate le trat- tative proprio quando sembrava si fosse ad un passo dalla firma. Tanto che più volte il presidente americano aveva già annunciato l’imminente storico vertice con Xi Jinping, prima in Florida, poi alla Casa Bianca. Ma così finora non è stato, con il responsabile per il Commercio Usa Robert Lighthizer che senza giri di parole ha parlato di negoziati che, con il 90% dell’intesa già raggiunto, invece di andare avanti sono improvvisamente tornati indietro per le resistenze di Pechino. Da qui la decisione Usa di annunciare l’mento dei dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di beni importati da Pe- chino. Con la minaccia rinnovata di colpire altri 350 miliardi di dollari di beni, come scarpe, abbigliamento, mobilio, giocattoli ed elettronica. La Cina in particolare continuerebbe a rifiutare la richiesta Usa di mettere nero su bianco una lista di riforme strutturali da compiere per garantire il rispetto dell’intesa. Un inventario, insomma, delle leggi e dei regolamenti da cambiare per far sì che i rapporti e gli scambi tra le due superpotenze economiche avven- gano in maniera più equa. Resta poi ancora da sciogliere il nodo sugli aiuti di stato cinesi alle proprie imprese che alterano la concorrenza e quello sull’apertura di alcuni mercati chiave in Cina fortemente voluta dagli Usa. Insomma, alla vigilia dell’undicesimo round di colloqui non se ne viene ancora a capo e Trump, forte dei dati sull’economia americana e mosso anche da un calcolo politico in vista delle elezioni presidenziali del 2020, non sembra disposto ad accettare un accordo al ribasso e a tutti i costi, ignorando le tensioni dei mercati che - avvertono in molti - potrebbero trasformarsi in un boomerang. Trump però sa anche che a volere l’intesa in questa fase è più Pechino che Washington, con Xi preoccupato per un ulteriore rallentamento dell’economica cinese che vanifichi i leggeri progressi fatti nelle ul- time settimane. Intanto gli Usa aprono un altro fronte, quello della guerra dei pomodori col Messico. I due Paesi non sono infatti riusciti a raggiungere un’intesa per evitare lo scontro e ora Washington si appresta a imporre dazi del 17,5% a partire da martedì prossimo: una mossa che rappresenta un colpo da 350 milioni di dollari per l’industria dei pomodori messi- cana.

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