Monito dell’Ue a Londra
- 1 apr 2017
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BREXIT/TUSK: NEGOZIATI DURI E DIFFICILI, L’ACCORDO COMMERCIALE SOLO DOPO L’USCITA
BRUXELLES. Bruxelles fissa paletti rigidi e punta su un approccio in tre fasi per i negoziati sulla Brexit con Londra, impegnandola a soddisfare condizioni precise. Prima di iniziare a parlare di relazioni future, occorrono garanzie per cittadini e imprese, sugli impegni sul budget, la questione spinosa dei futuri confini tra Irlanda e Irlanda del Nord, il rispetto delle decisioni della Corte di giustizia Ue. E comunque si avverte: l'accordo commerciale "potrà essere finalizzato e concluso" solo a divorzio avvenuto, e non sarà 'à la carte’. Con le linee guida presentate dal presidente del Consiglio Donald Tusk, base per la discussione della dichiarazione politica che i leader dei 27 approveranno al vertice straordinario del 29 aprile, l'Unione gela le speranze della premier britannica Theresa May, che aspirava a mettere in piedi trattative parallele sui rapporti futuri con il blocco. Anche se da Londra, per il momento, è arrivata una reazione piuttosto diplomatica in cui si parla di "approccio costruttivo". Solo dopo "progressi sufficienti" per la prima fase - in cui si dovranno concordare i principi per sciogliere i nodi che legano la Gran Bretagna all'Unione, garantendo il più possibile chiarezza e certezza a cittadini, imprese e partner sugli effetti immediati della Brexit - "si inizierà a prendere in considerazione la cornice" delle relazioni future. "Spero in autunno", ha detto Tusk. Ma se alcuni ipotizzano un ammorbidimento, un'autorevole fonte europea ha tenuto subito ad evidenziare che saranno i leader dei 27 a decidere quando questi avanzamenti saranno sufficienti, e che il termine dell'autunno evocato dal presidente del Consiglio europeo "è puramente indicativo". Diverse fonti diplomatiche inoltre si sono dette pronte a scommettere che dalla discussione dei leader potrà uscire più un indurimento che un annacquamento della bozza preparata in prima battuta dal negoziatore Michel Barnier, con il sostegno di Berlino, Parigi e di altre cancellerie importanti, come Roma. L'obiettivo a cui punta l'Ue è un accordo per un'uscita ordinata dal blocco, ma uno scenario di mancata intesa non può essere escluso. I 27 si preparano anche a questa ipotesi che, seppure negativa per entrambe le parti, secondo fonti europee farebbe più male al Regno Unito che all'Unione. Il ministro degli Esteri Boris Johnson ha parlato di "resistenza implacabile e dura come una roccia" a qualsiasi cambiamento alla sovranità britannica su Gibilterra, rispondendo così alla clausola inserita nella bozza delle linee guida secondo cui "nessun accordo" futuro fra Londra e Bruxelles "potrà essere esteso a Gibilterra" senza previa "intesa fra lo stesso Regno Unito e Spagna". Su un altro fronte invece Johnson ha placato i timori sollevati da una frase sulla sicurezza nella lettera di May a Tusk sulla Brexit: "La sicurezza non è merce di scambio - ha rassicurato -. Ci prendiamo un impegno incondizionato alla difesa e alla sicurezza in Europa". Ma per vedere cosa accadrà davvero attorno al tavolo delle trattative occorrerà comunque aspettare fine maggio. Solo allora, quando i ministri degli Affari europei avranno approvato il mandato negoziale, alla riunione del 22 maggio, prenderà il via il confronto diretto tra le parti. "Saranno trattative difficili, complesse e a volte anche conflittuali, non c'è nessun modo per evitarlo", è stato il vaticinio di Tusk
















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