Mori, chiesti quindici anni
- 27 gen 2018
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Trattativa Stato-Mafia/Le battute finali del processo: dialogo con Cosa Nostra
PALERMO. Il conto più salato la Procura di Palermo lo presenta a Mario Mori. Quindici anni di carcere, tanti ne hanno chiesti i pm al termine della requisitoria del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, per avere scelto la via del dialogo con Cosa nostra e avere fatto da tramite tra mafia e pezzi delle istituzioni negli anni delle stragi. Il reato contestato all'ex generale del Ros è minaccia a Corpo politico dello Stato in concorso con due altri ufficiali dei carabinieri, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno che, perl'accusa, meriterebbero però una condanna più lieve: 12 anni ciascuno. Stessa pena chiesta per Marcello Dell'Utri, ex senatore di Forza Italia, ritenuto referente politico dei boss dopo l'arresto del vecchio interlocutore dei carabinieri, l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Pesantissima - 6 anni - anche la richiesta di condanna fatta per Nicola Mancino che, al processo trattativa, risponde di falsa testimonianza. L'ex ministro dell'Interno, scelto, secondo l'impianto accusatorio, perché considerato più morbido rispetto al suo predecessore Enzo Scotti sulla linea da tenere contro le cosche, è accusato di aver mentito ai giudici. Deponendo in un altro processo a Mori disse di non aver mai saputo nulla sui contatti tra i carabinieri e Cianciminosmentendo la testimonianza dell'ex Guardasigilli Claudio Martelli. I boss imputati, dopo la morte di Totò Riina e Bernardo Provenzano a processo in corso, sono rimasti tre: Leoluca Bagarella, per cui sono stati chiesti 16 anni, Antonino Cinà, medico e fedelissimo di Riina, per cui ne sono stati chiesti 12, e Giovanni Brusca. Brusca, passato tra le fila dei pentiti, si è visto chiedere la prescrizione dalle accuse: anche lui, come i due capimafia, era imputato di violenza al Corpo politico dello Stato. L'applicazione della circostanza attenuante prevista per i collaboratori di giustizia, per i pm, avrebbe determinato la prescrizione del reato. A sorpresa la prescrizione è stata invocata anche per un altro protagonista del processo: Massimo Ciancimino, imputato e testimone dalle alterne vicende. Accusato di concorso in associazione mafiosa, ilsuocontributoall'organizzazione si sarebbe esaurito a gennaio del 1993, quando, secondo i pm, insieme a suo padre Vito e a Bernardo Provenzano avrebbe fatto catturare Riina. Il reato sarebbe prescritto, mentre per la calunnia dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, di cui era accusato per averlo accostato a un fantomatico 007 coinvolto nella trattativa, sono stati chiesti 5 anni. L'accusa di calunnia, però, è pure prossima alla prescrizione che potrebbe arrivare già in primo grado. La requisitoria dei pm è durata otto udienze durante le quali è stato ripercorso l'impianto accusatorio che vede i carabinieri del Ros, al tempo stesso, ambasciatori e ispiratori del dialogo con Cosa nostra. Dopo l'attentato a Giovanni Falcone, pezzi dello Stato avrebbero scelto
















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