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Mosca accetta una missione armata dell’Osce

  • 21 ott 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

UCRAINA/A BERLINO IL QUARTETTO NORMANDIA LANCIA UNA «ROAD MAP» PER LA PACE A DONBASS


MOSCA. Non ci sono stati "miracoli" al vertice di mercoledì sera del 'Quartetto di Normandia' sul conflitto nel Donbass: Angela Merkel lo aveva predetto alla vigilia e lo ha confermato subito dopo il summit. La riunione di oltre 4 ore a Berli- no tra i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania non è però stata una perdita di tempo. Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko hanno deciso di stilare entro fine novembre una 'road map' con dei passi concreti per mettere in atto gli accordi di Minsk del febbraio dell'anno scorso e cercare di porre fine a una guer- ra che ha ucciso finora, in due anni e mezzo, quasi 10.000 persone. Inoltre, il leader del Cremlino ha aperto alla proposta del rivale Poroshenko di schierare nel Donbass una missione armata dell'Osce: "Durante le trattative" Vladimir Putin "ha accettato" la proposta di una missione armata dell'Osce, ha confermato ieri il baffuto portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, per poi sottolineare che il Cremlino ha valutato "positivamente" il summit di mercoledì sera. A essere categoricamente contrari questa volta sono però proprio i separatisti filorussi che Mosca è accusata di riornire di armi e specialisti militari. Secondo Vladislav Deinego, rappresentante dei ribelli di Lugansk, non c'è la necessità di una missione di questo tipo. Eduard Basurin, vice comandante dei miliziani di Donetsk, ritiene invece che la presenza di "un gruppo armato straniero" violerebbe gli accordi di Minsk e auspica che quella dell'Osce resti una missione di monitoraggio non armata, come è adesso. In ogni caso questa questione, secondo Merkel, "per ora non ha un'urgenza assoluta" perché "prima serve una legge sulle elezioni" locali nel Donbass: un altro dei punti più spinosi degli accordi di Minsk. Insomma, la cancelliera tedesca ha subito messo le cose in chiaro per evitare eventuali facili entusiasmi: "Adesso - ha spiegato - abbiamo un documento di partenza, ma ancora con molti punti di di-accordo". Da Berlino, Poroshenko è volato a Maastricht, in Olanda, cioè nell'unico paese dell'Unione europea che - dopo la vittoria dei 'no' a un referendum non vincolante in cui è stato appena superato il quorum del 30% - non ha ancora ratificato l'accordo d'associazione tra Ue e Ucraina: lo stesso accordo, già entrato in vigore il primo gennaio, che l'ex presidente filorusso Viktor Ianukovich si rifiutò di firmare all'ultimo momento scatenando la rivolta di Maidan nell'autunno del 2013. Ieri il filo-occidentale Petro Poroshenko si è detto sicuro che la questione sarà risolta. Il premier olandese Mark Rutte, in partenza per Bruxelles, l'ha invece dribblata: "Non penso che riusciremo ora a giungere a delle conclusioni", ha detto. Ma oltre alla crisi ucraina, sui rapporti tesi tra Mosca e Occidente pesa anche il conflitto in Siria, e mercoledì sera, a Berlino, Merkel, Hol- lande e Putin hanno discusso anche di questo. I risultati però probabilmente non sono stati molto incoraggianti, visto che la padrona di casa ha parlato di "una difficile conversazione" in cui sia lei sia il presidente francese hanno condannato i raid aerei russi su Aleppo, gli stessi che Hollande ha recente- mente definito dei "crimini di guerra".


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