Mosca decapita i vertici di al Nusra e accusa gli Usa di «flirt» con l’Isis
- Redazione

- 5 ott 2017
- Tempo di lettura: 3 min

SIRIA/LA RUSSIA LANCIA UN RAID E SPAZZA VIA LA RESISTENZA DEL GRUPPO TERRORISTICO
MOSCA. La Russia in Siria ha aumentato il 'ritmo’. Sul campo di battaglia, con un raid che ha spazzato via i vertici militari di al Nusra e ferito gravemente il suo capo, Abu Mohammad al-Julani, e nell'agone diplomatico, con l'accusa agli Stati Uniti, oramai esplicita, di 'flirtare’ con i terroristi. Il tutto proprio nel giorno in cui re Saud sbarca a Mosca per quella che viene definita una "visita storica". Allo stesso tempo, però, il Cremlino è profondamente in imbarazzo per la vi- cenda dei due russi rapiti dai miliziani dello Stato Islamico e mostrati in video come trofei. La linea ufficiale è che gli apparati dello stato stanno conducendo le necessarie "verifiche" per appurare che i due siano veramente cittadini russi. "In quel caso ce ne occuperemo", ha detto il portavoce di Vladimir Putin Dmitri Peskov. La verità, così come raccontata con dovizia di particolari da diversi media, è che i rapiti, oltre che russi, sono mercenari: uno, Roman Zabolotniy, è un cosacco già noto per aver preso parte all'assalto contro la sede del partito di Alexei Navalni a Rostov sul Don e l'altro, Grigoriy Tsurkanu, è un contrattista della Wagner che, stando al fratello, combatte in Siria sin "dal 2012-13" il cui battaglione si è persino schierato "a difesa di Bashar al Assad". È dunque facile capire perché il Cremlino voglia distogliere l'attenzione dalla faccenda. E perché, allo stesso tempo, voglia chiudere la partita in Siria, cogliendo i frutti dell'azzardo. Qui entra in ballo l'America. "Estirpare definitivamente l'Isis", secondo il ministero della Difesa, è "difficile" perché gli Stati Uniti nei fatti "appoggiano i terroristi", non certo apertamente ma il "flirt" è ormai evidente. Concetto sottolineato dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov che ha ricordato come gli Usa continuino ad avere "doppi standard" con terroristi divisi in categorie, "cattivi e molto cattivi". L'accusa è di non voler combattere tutti con la stessa foga e anzi, quando si tratta di colpire le truppe regolari di Assad o i militari russi, gli Usa danno qualche 'aiutino’ a Isis e al Nusrsa. Mosca, allora, ha deciso di calcare la mano e in un crescendo di bombe ha lanciato un raid contro una riunione di vertice di al Nusra - cortesia delle fonti dell'intelligence militare - in cui sono stati falciati "12 comandanti e 50 guardie del corpo". Tra questi pure l'assistente del boss al-Julani e "capo del servizio di sicurezza" Ahmad al-Ghizai. Lo stesso al-Julani avrebbe perso un braccio e sarebbe in condizioni critiche - ma qui il condizionale è d'obbligo.
Mosca non fa che ripetere che sta dando la caccia ai responsabili dell'attacco al suo plotone di polizia militare dello scorso 18 settembre. Messaggio crudo ma semplice: chi tocca i soldati russi non avrà scampo. L'incubo, in patria, è di ritrovarsi invischiati in un nuovo Afghanistan. Non è quindi un caso se Putin oggi vedrà il re Salman bin Abdulaziz al Saud, semmai il frutto di un lavoro diplomatico certosino: sa che per mettere la parola fine al conflitto ha bisogno dell'ok di Riad e, al contempo, soddisfare le esigenze iraniane. Pare un sogno ma Putin ha detto di essere "determinato" a trovare "un compromesso". L'Arabia Saudita, dal canto suo, ha capito che la Russia fa sul serio e non vuole lasciare campo libero all'Iran: oggi si prevede la firma di accordi importanti in campo energetico e militare. Putin è stato sibillino. Nulla, ha detto, è "per sempre", nemmeno l'alleanza di ferro fra Riad e Washington. Il presidente russo Vladimir Putin e quello venezuelano Nicolas Maduro intanto si sono incontrati ieri pomeriggio al Cremlino dopo aver partecipato a un forum sull'energia a Mosca. Maduro - contestato in patria per aver di fatto cancellato i poteri del parlamento - ha ringraziato Putin per "il sostegno politico e diplomatico in questo difficile momento". Il leader del Cremlino si è a sua volta congratulato con Maduro per aver stabilito dei "contatti con le forze politiche d'opposizione". Il governo del Venezuela - che Mosca sta aiutando finanziariamente - spera nella ristrutturazione di un vecchio debito da 2,8 miliardi di dollari con la Russia per l'acquisto di carri armati e missili. Ma anche su nuovi armi russe. Le forze di polizia venezuelane stanno reprimendo con violenza le ma- nifestazioni antigovernative. I morti finora sono stati oltre 120.
















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