Mps, attesa la maxi-vendita
- 14 lug 2016
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MILANO. Trattative serrate per la messa a punto del maxi-piano per la vendita delle sofferenze del Montepaschi di Siena. L'operazione, che punta a mandare un segnale forte ai mercati e di rassicurazione alle Autorità, passerebbe per la cessione in un sol colpo di 10 miliardi di sofferenze nette (circa 26,6 miliardi lorde).
In questo modo l'istituto senese dimezzerebbe l'esposizione sugli Npl, che ad oggi ammonta a 24,2 miliardi (46,9 quella lorda). L'obiettivo è chiudere entro il 29 luglio, giorno in cui saranno resi noti i risultati degli stress-test condotti dall'Eba e i risultati del primo semestre dell'anno.
E proprio in vista di questo scenario, che di fatto rimetterebbe il Monte al centro dell'atteso consolidamento del sistema bancario - come più volte auspicato da Bce e dal governo-Renzi -, in Borsa il titolo ha continuato a galoppare, muovendosi in controtendenza rispetto al settore: il titolo è cresciuto del 5,4% (a 0,32 euro), arrivando a guadagnare fino al 10%. Peraltro, nel corso della seduta la capitalizzazione della banca è tornata a valere un miliardo di euro, per poi assestarsi poco sopra i 950 milioni.
Intanto, però, da Ubi Banca, più volte tirata in ballo per un'eventuale interesse, è arrivata l'ennesima smentita: "Su Mps non abbiamo alcun dossier aperto" e "non abbiamo pressioni" dal governo ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi, Andrea Moltrasio. Tornando alle trattative per le sofferenze, in campo, come noto, c'è At- lante. Secondo quanto ricostruito, si sta- rebbe andando verso la creazione di una società veicolo per la cartolarizzazione degli Npl. La 'newco’ sarà chiamata ad acquistare 10 miliardi netti di prestiti in sofferenza da Mps, che poi saranno of- ferti sul mercato.
Secondo lo schema, Atlante, che punta a raccogliere altri 2 miliardi (tra Cdp,Sga ed altri enti previdenziali) da aggiungere al miliardo e 700 milioni ancora in cassaforte, dovrebbe accollarsi i titoli ad alto rischio, cosiddetti 'junior', e probabilmente una parte di quelli a rischio intermedio, 'mezzanine’. La restante parte, invece, ovvero quelli 'senior', su cui verrà applicata la garanzia dello Stato come previsto dai Gacs, sarà offerta a opera- tori specializzati. Sulla selezione degli asset in pancia al Monte è a lavoro una folta schiera diadvisor, tra cui JpMorgan, Mediobanca, che assiste Mps, e Fonspa che sta aiutando Quaestio Sgr. A tutto questo si aggiunge poi il secondo 'step' dell'operazione, che passa per la ricapitalizzazione del Monte. La dismissione degli Npl genererà infatti un fabbisogno di capitale che si stima possa essere di circa 3 miliardi. Tutta- via, vista la situa- zione, è impen- sabile poter rim- polpare il patri- monio andando a chiedere nuo- vamente i soldi al mercato che negli ultimi anni ha già messo 8 miliardi invano. E per questo sarà necessario l'intervento della mano pubblica. Qui entrano in gioco, quindi, le trattative - in corso da tempo - tra Roma e Bruxelles. L'ipotesi che prende piede è quella di lanciare una nuova emissione di bond da far sottoscrivere al Tesoro. Di fatto si tratterebbe di una nuova edizione dei Monti bond. Una schiarita in merito è attesa a stretto giro, così come dalla Bce che a giorni dovrà rispondere a Siena sul piano per la messa in sicurezza della banca.
















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