Mps/Terremoto in banca, lascia l’amministratore delegato Viola
- 9 set 2016
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MILANO. A una ventina di giorni dal cda che dovrà varare il piano industriale di Mps a cui sono appese le sorti dell'istituto senese, la banca ha comunicato che l'amministratore delegato Fabrizio Viola (nella foto) lascerà l'incarico. L'annuncio è arrivato a sorpresa, nel corso di una riunione del board che, alla vigilia, era stata descritta come di routine. La situazione è "sotto controllo", hanno fatto filtrare fonti del Mef, secondo cui si arriverà all'individuazione del nuovo a.d in tempi "molto brevi". Analoga rassicurazione è arrivata dalla banca, il cui cda ha già "ha avviato il processo per la successione" a Viola, che resterà in cari- ca fino alla nomina del nuovo A.d.
Sulla scelta del successore di Viola è al lavoro il presidente di Mps, Massimo Tononi, con Marco Morelli, numero uno di Merrill Lynch in Italia, in pole position. L'avvicendamento arriva dopo che le banche del consorzio di garanzia dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro hanno raccolto l'indisponibilità di diversi investitori a puntare sul Monte in assenza di un passo indietro di Viola. Determinante nell'uscita di scena di Viola la posizione del Governo. Al termine di una mattinata concitata, sarebbe arrivata una telefonata chiave da Roma. Morelli dal 2006 al 2010 è stato vicedirettore generale di Mps e sarebbe gradito a Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, l'associazione delle fon- dazioni, che hanno investito mezzo miliardo di euro nel Fondo Atlante. Oltre al suo nome circolano quelli di un interno, Giorgio Pernici, dg di Mps capital Service, e di Giampiero Maioli, ad di Cariparma. È circolato con insistenza anche il nome di Corrado Passera, anche se è una ipotesi del tutto irrealistica. Un suo ritorno, peraltro poco gradito alla Cdp, potrebbe avvenire solo se venisse accolto il piano che ha presentato nel luglio sorso e contemporaneamente all'arrivo degli investitori disponibili a investire nel capitale di Mps, certamente non per realizzare un progetto che non condivide. Certo è che sulla scelta del nuovo ad peseranno le considerazioni del Mef, tra l'altro primo azionista della banca, di Jp Morgan, advisor con Mediobanca di tutta l'operazione, e ovviamente della Bce. I tempi, certo, non possono essere lunghi. La banca sta attraversando una fase molto delicata. Il piano di salvataggio è in corso di definizione e la sua riuscita sta molto a cuore al Governo, vista la ricaduta che un bai-in della terza banca italiana avrebbe sull'intero sistema. Solo pochi giorni fa, al forum di Cernob- bio, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha escluso l'esisten- za di un piano B per Mps, dicendosi fiducioso nell'attuale piano di ristrutturazione.L'operazione prevede la dismissione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde del Montepaschi (su un totale di 47 miliardi di crediti deteriorati), con un prezzo medio del 33% del valore nominale dei prestiti, affiancata da un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. I tempi annunciati a luglio prevedevano l'appro- vazione del piano industriale entro la fine di settembre, a ottobre-novembre la convocazione dell'assemblea per l'approvazione dell'operazione e l'obiettivo di completare l'aumento di capitale e la cessione dei crediti in sofferenza entro la fine del 2016. La tempistica si incrocia con quella del referendum costituzionale. Le banche del consorzio ritengono che l'operazione, per poter essere digerita dal mercato, debba essere lanciata dopo la consultazione. Che, se venisse fissata dopo il 27 novembre, potrebbe far slittare l'aumento nel 2017. Oggi in Borsa il titolo Mps ha guadagnato il 3,6% a 0,24 euro. Domani si misurerà la reazione degli investitori al terremoto al vertice che ha coinvolto l'istituto.
















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