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Mueller stringe il cerchi



RUSSIAGATE/VERSO L’INTERROGATORIO: I LEGALI DEL PRESIDENTE TENTANO DI LIMITARE I DANNI

NEW YORK. Si stringe il cerchio su Donald Trump. Nella consapevolezza dei rischi elevati che comporterebbe un interrogatorio del presidente da parte del procuratore Robert Mueller, i legali del tyco-on corrono ai ripari e studiano strade per limitare i danni. O addirittura far saltare l'appuntamento. Intanto i democratici alzano i toni: tornando a far aleggiare lo spettro dell'ostruzione alla giustizia, si apprestano a presentare un progetto di legge per blindare Mueller ed evitare che Trump possa licenziarlo. Un'iniziativa accolta freddamente dal Congresso a maggioranza repubblicana che non vede l'urgenza di intervenire in merito. ''Se le indiscrezioni'' del New York Times ''sono vere, allora vuol dire che Trump ha ascoltato i buoni consigli che gli sono stati dati'', afferma Charles Grassey, presidente della Commissione giudiziaria del Senato. Il riferimento è al legale della Casa Bianca Donald McGahn che con la sua minaccia di dimissioni ha fermato,lo scorso giugno, il licenziamento di Mueller chiesto da Trump. Dopo essere riuscito a mantenere finora un basso profilo, McGahn è ora salito alle cronache, con qualcuno che l'ha definito un ''eroe'' per essere riuscito a dissuadere il presidente. Il legale 49enne ha trascorso la maggior parte della sua carriera professionale a Washington, conquistando i repubblicani nonostante la sua immagine: McGahn ha infatti i capelli lunghi e, fino al suo ingresso alla Casa Bianca di Trump, suonava la chitarra in un gruppo rock. McGahn gioca un ruolo chiave nelle indagini del Russiagate: è già stato sentito dallo staff del procuratore speciale Mueller, al quale ha consegnato anche alcuni dei suoi appunti. A un possibile interrogatorio di Trump da parte di Mueller lavorano i legali del presidente: l'obiettivo è limitare i danni o evitare del tutto il confronto. Proprio per questo stanno studiando una sentenza del 1997, secondo la quale i presiden-ti e i loro consiglieri sono tutelati dal dover comunicare informazioni sul loro processo decisionale e sulle loro azioni ufficiali. La sentenza all'esame consen- tirebbe di mettere al riparo il presidente dal chiedere il 'Quinto emendamento', usato per affermare il diritto a non dire o non fare cose che possano nuocere se stessi. Invocarlo creerebbe infatti problemi di immagine difficile da control- lare, così come li creerebbe ricorrere al 'privilegio esecutivo'. Mentre la Casa Bianca valuta le prossime mosse e prepara Trump per il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione, le indagini però vanno avanti anche in Congresso. La senatrice Dianne Feinstein ha scritto all'ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, chiedendo informazio- ni e chiedendogli di apparire in Congresso. Per Trump una nuova grana quindi, considerato che Bannon è stato per mesi il suo braccio destro prima del botta e risposta sul libro shock sulla Casa Bianca di Michael Wolff.


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