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Nastri bollenti per Trump



WASHINGTON. Trump consegni i “nastri” delle registrazioni con l’ex direttore dell’Fbi, licenziato nel pieno delle indagini sulle possibili collusioni tra il suo entourage e i russi: alle richieste dei democratici ora si comincia ad unire qualche parlamentare repubblicano, tenendo vivo lo spettro del Watergate mentre il presidente pensa ad un rimpasto dello staff della Casa Bianca.

“Se c’è una qualsiasi registrazione di quelle conversazioni, dovrebbe essere consegnata”, ha detto il sen. Lindsey Graham. Il suo collega Mike Lee ha sostenuto che “è probabilmente inevitabile” che tali registrazioni dovranno essere consegnate al Congresso e ha profetizzato che saranno oggetto di una richiesta.

Stessa previsione da parte del democratico Mark Warner (commissione intelligence del Senato): “Dobbiamo essere sicuri che quei nastri, se esistono, non scompaiano misteriosamente”. Un pressing alimentato dal leader dem al Senato Charles Schumer: “Il presidente deve consegnare le registrazioni al Congresso immediatamente. Distruggerle sarebbe una violazione della legge. Se non ci sono nastri, dovrebbe scusarsi sia con Comey che con il popolo americano”.

Trump ha evocato l’esistenza delle registrazioni in un tweet in cui ha minacciato Comey che, prima di spifferare alla stampa, deve sperare che non esistano “nastri” della loro cena, quella in cui il presidente gli avrebbe chiesto fedeltà ottenendo solo la promessa di onestà.

Proseguono intanto i colloqui al Dipartimento di Giustizia per il nuovo direttore del Bureau, che dovrà essere confermato al Senato. Finora sono stati sentiti 8 degli 11 candidati. Schumer ha subordinato il voto dei dem alla nomina di un procuratore speciale sul Russiagate, ma per ora nessuno dei repubblicani sostiene questa

proposta. Trump non ha escluso di nominare il successore di Comey entro venerdì: solo una figura davvero indipendente potrebbe allontanare in parte i sospetti che stia tentando di ostacolare la giustizia, come ha sottolineato il leggendario giornalista Carl Bernstein, ammonendo che la situazione attuale “è più pericolosa del Watergate”, di cui rivelò i retroscena con il collega Bob Woodward.

Anche l’ex capo della National intelligence James Clapper ha lanciato un allarme: ‘’Penso che le nostre istituzioni siano minacciate in molti modi

dall’esterno e la principale notizia qui è che la Russia ha interferito nelle nostre elezioni. Ma penso anche che le nostre istituzioni siano minacciate dall’interno”, ha accusato, riferendosi a Trump. Cresce intanto la campagna “Impeach Trump now”, guidata dall’ong non-partisan Free Speech for people, che ha creato un pool di giuristi convinti che l’attuale presidente stia mettendo in pericolo la costituzione americana. L’ultimo ad unirsi al gruppo è stato il noto costituzionalista di Harvard Laurence Tribe, un guru della giurisprudenza.


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