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Nel Golan nasce Trump City



ISRAELE/NETANYHAU: “SI CHIAMA ALTURE DI TRUMP” IN ONORE DEL NOSTRO AMICO”

BRUCHIM (Golan). Da ieri sul Golan una località porta il nome del presidente Usa: non più Bruchim, come si chiamava un tempo, bensì Ramat Trump (‘Alture di Trump’).


A posare la prima pietra - che per ora consiste in un grande cartello con il nuovo nome dell’insediamento - ci ha pensato il premier Benyamin Netanyahu per onorare “un grande amico”.

Alla presenza dell’intero governo riunito in sessione straordinaria sul luogo e dell’ambasciatore Usa David Fried- man, ha formalizzato - dopo un primo rinvio chiacchierato - una decisione presa e annunciata subito dopo il riconoscimento del presidente Usa della sovranità israeliana sul Golan, conquistato alla Siria durante la guerra del 1967.


“Per noi oggi è una giornata storica - ha detto sotto i tendoni allestiti per accogliere gli ospiti alla fine di un viale contornato dalle bandiere israeliane e americane - e siamo fieri di fare questo insediamento per rendere onore al nostro grande amico Donald Trump”.

Da ieri mattina il posto è stato preso d’assalto dai giornalisti: in molti si sono aggirati tra le rustiche case di campagna in cui vivono 15 persone (in prevalenza immigrati russi) che fino a ieri sera facevano parte di Bruchim e che da oggi, invece, sono residenti di ‘Trump city’. Posto su una collinetta l’insediamento è un paradiso bucolico ma isolato: “Siamo molto contenti - ha detto al cronista uno degli abitanti - E’ una grande occasione per questo luogo, per svilupparsi ed attirare altra gente”. Ma qualcuno si è rivelato più distaccato se non scetti- co: “servirebbero scuole, trasporti e ospedali ma visto che siamo in pochi - ha ribattuto una ragazza - non possono essere avviate”.


A poca distanza l’insediamento di Kela Alon, di cui Bruchim fa parte, appare molto più organizzato e benestante ed ora tutti sperano in un futuro più prospero. Speranza colta al volo da Netanyahu: “Israele - ha annunciato - continuerà a costruire sul Golan per tutti i suoi abitanti, ebrei e non, per il futuro di Israele”.

Ma l’opposizione non la pensa così e parla di governo riunito per “relazioni pubbliche”, visto che l’esecutivo di Netanyahu è ad interim in attesa del voto politico del 17 settembre e che quella di oggi non può che essere una decisione preliminare. Fondi di sviluppo e modi di spenderli - hanno fatto notare esponenti della stessa - saranno decisi dal nuovo governo uscito dalle elezioni.


Ma Haim Haim Rokach, presidente del Consiglio regionale del Golan, la vede diversamente: “Abbiamo ricevuto - ha detto a Israel Ha Yom - centinaia di telefonate, anche da ebrei degli Stati Uniti e del Canada. Dicono che vogliono immigrare e vivere a ‘Trump City’. Netanyahu ha tagliato corto alle polemiche: Trump - ha spiegato - è stato il primo leader internazionale a riconoscere la sovranità israeliana sulle Alture del Golan “strappando la maschera della cortina di ipocrisia a quanti non vogliono riconosce- re quello che è ovvio”. Quanto basta per intitolargli una nuova cittadina.

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