Nel segno della continuità
- Redazione

- 20 apr 2018
- Tempo di lettura: 2 min

CUBA/DIAZ-CANEL ELETTO PRESIDENTE. I DISSIDENTI: “UN TEATRINO DEI CASTRO”
L’AVANA. Ricambio generazionale, ma la Rivoluzione continua. Dopo 60 anni dei fratelli Castro al potere, a Cuba si apre l’era di Miguel Diaz-Canel, eletto ieri presidente dal Parlamento dell’Avana, davanti al quale si è presentato come il garante della “continuità” del regime comunista. La parola chiave - continuità - compare non solo nell’hashtag lanciato su Twitter dai media ufficiali cubani (#SomosContinuidad), ma traspariva dai minimi dettagli della sessione di ieri dell’Assemblea Nazionale. Diaz-Canel (57 anni) e il suo predecessore, Raul Castro (86 anni), sono infatti arrivati insieme, e indossando praticamente gli stessi abiti: completo grigio scuro, camicia bianca, cravatta rossa. Lo stesso messaggio è poi tornato nel primo discorso del nuovo presidente ai deputati: “Il mandato che abbiamo ricevuto è quello di dare continuità alla Rivoluzione”, ha annunciato Diaz- Canel, sottolineando che “non c’è spazio” né per una “transizione che comprometta l’eredità gloriosa della Rivoluzione”, né per “una restaurazione capitalista nell’isola”. “Solo il Partito Comunista può garantire la sicurezza e il benessere del popolo cubano”, ha detto l’erede dei Castro, secondo il quale i cubani, in risposta alle loro “preoccupazioni ed aspettative”, sanno che possono contare “sull’esperienza e la leadership” del Pcc, l’eredità del pensiero di Fidel Castro e l’esempio di suo fratello Raul. Raul stesso ha annunciato che sarà Diaz-Canel ad assumere la leadership del Pcc - che resta l’unico partito legale a Cuba - “quando io verrò a mancare”, mentre il suo delfino ha assicurato che Castro resterà a capo della “vanguardia rivoluzionaria” e “prenderà le principali decisioni per il presente e il futuro” del Paese. Paradossalmente, è stato Raul e non Diaz- Canel a denunciare ritardi ed errori nel programma di riforme che lui stesso ha lanciato dal 2008. Il suo erede si è limitato a dire che per quanto concerne “l’attualizzazione del modello economico e sociale” di Cuba, è necessario “perfezionarne l’applicazione e correggerne gli errori, che spesso irritano la popolazione e seminano cinismo e insoddisfazione”. Anche in materia di politica estera, Diaz-Canel non ha fatto altro che ripetere ritornelli già noti a livello internazionale. “Cuba non fa concessioni, mai cederemo i nostri principi in base a pressioni o minacce”, ha promesso, aggiungendo che “siamo sempre disposti a dialogare con tutti, ma sulla base del rispetto reciproco”. Anche l’opposizione ha parlato di continuità del modello cubano, ovviamente per denunciarla. Rosa Maria Payà, figlia di Oswaldo Payà, noto dissidente e Premio Sakharov per i diritti umani nel 2002, ha affermato che l’elezione di Diaz-Canel “non ha niente a che fare con la volontà sovrana dei cittadini” ed è solo “un teatrino organizzato dalla famiglia Castro e dal gruppo di generali che detengono il potere” nell’isola. Diaz-Canel, ha aggiunto, “non ha nessuna legittimità, perché non è stato scelto dai cittadini”, e dunque la sua elezione non cambia nulla per gli oppositori: “Continueremo a lavorare dentro e fuori dall’isola per cambiare quello che davvero deve cambiare, ossia il sistema”.
















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