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Nessuna fuga dall’Afghanistan

BRUXELLES/IL MINISTRO DELLA DIFESA TRENTA: «NON CI SARÀ RIDUZIONE DI TRUPPE PER GLI ALLEATI NATO»

di Patrizia Antonini


BRUXELLES. Nessun ritiro dall'Afghanistan o riduzione di truppe in vista per gli alleati della Nato. Almeno per il momento un disimpegno dalla missione 'Resolute support' non è previsto, neppure per Stati Uniti e Italia, col capo del Pentagono e il ministro Elisabetta Trenta, che hanno assicurato: non ci saranno fughe in avanti. "Nessuna decisione è stata presa su alcun ritiro. La presenza militare della Nato serve a creare le condizioni per una soluzione pacifica, che alla fine ci permetta anche di ridurre la nostra presenza. Gli alleati della Nato ci sono andati insieme e prenderanno insieme le decisioni sul futuro", ha chiarito il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al termine della due giorni di riunioni dei ministri della Difesa, dove si è dibattuto del dossier Afghanistan. "La pianificazione tecnica avviata dall'Italia, una volta tanto, in anticipo rispetto agli altri, che considera, tra le varie opzioni, un possibile ritiro del contingente, si allinea alla valutazione internazionale trattata oggi con gli Alleati", ha spiegato il ministro Elisabetta Trenta. Mentre il segretario alla Difesa americano ad interim, Patrick Shanahan, da poco rientrato da Kabul, ha sgomberato il campo da dubbi: "Non ci sarà una rid zione unilaterale delle truppe. Saremo coordinati". Lo sforzo della Nato al momento è tutto concentrato sulla pressione per raggiungere una soluzione politica nel Paese, dopo 18 anni di conflitto. Per questo prosegue stretto il contatto con l'inviato speciale Usa, l'ambasciatore Zalmay Khalilzad, sul percorso per cercare di trovare un accordo con i talebani. Ma perché la tessitura diplomatica abbia successo, "occorre che i talebani abbiano ben chiaro che non l'avranno mai vinta sul campo di battaglia", ha evidenziato Stoltenberg. "Il presidente Trump ha detto che occorre dare una possibilità alla pace, non permettiamo che questa possibilità ci sfugga", ha sollecitato Shanahan, puntualizzando che con i ministri ha parlato piuttosto di "come rafforzare il sostegno alle forze di sicurezza afghane, affinché mettano anche più pressione sui talebani". In ambito Nato il dossier Afghanistan "viene affrontato con una progressione cauta", ha avvertito Trenta, "valutare gli impatti che possano nascere da un eventuale ritiro degli Usa", (che oggi contano circa 14mila uomini dei 20mila presenti nella coalizione Nato) o da un raggiungimento degli accordi di pace "è ritenuto da tutti un passaggio essenziale. A tal proposito con grande senso di respon- sabilità verso i nostri soldati" - circa 800 uomini oggi schierati tra Herat e Kabul - "recentemente ho incaricato il Comando Interforze di studiare tutti i possibili scenari che potrebbero emergere". Ma "siamo in una coalizione - ha poi aggiunto - e ogni decisione sarà presa in modo collegiale".

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