Nicaragua, bagno di sangue
- Redazione

- 1 giu 2018
- Tempo di lettura: 3 min
POLIZIA E GRUPPI SANDINISTI UCCIDONO ALMENO 11 MANIFESTANTI A MANAGUA

MANAGUA.Almeno 11 morti,decinediferitieun clima di terrore che ha portato la Chiesa a sospendere sine die il “dialogo nazionale” per porre fine alla crisi politica: questo il bilancio della brutale repressione messa in atto mercoledì dalle forze dell’ordine e gruppi armati sandinisti contro la marcia organizzata a Managua in omaggio alle madri delle vittime per le proteste anti-governative.
E’ stata la “madre di tutte le marce”, in tutti i sensi: perché convocata nella Festa della Mamma dall’associazione delle Madri di Aprile - cioè le madri degli almeno 80 nicaraguensi uccisi nelle manifestazioni che si susseguono da più di un mese - ma soprattutto perché ha riunito centinaia di migliaia di persone, che hanno sfilato in un corteo lungo oltre 5 km nel centro della capitale del paese. La manifestazione si è svolta senza nessun incidente, ma intorno alle 17, quando la gente stava cominciando a tornare a casa, è iniziata la repressione delle unità antisommossa e dei gruppi irregolari.
Mentre sui social si moltiplicavano i messaggi di allarme, migliaia di manifestanti hanno cercato rifugio nella sede delle università e nella cattedrale e dagli ospedali cominciavano ad arrivare i bollettini delle vittime. La repressione, a sua volta, ha provocato nuove proteste che si sono estese ad altri punti del paese, e che sono andate avanti tutta la notte.
Ieri la prima a prendere posizione è stata la Conferenza episcopale, che ha annunciato la sospensione del “dialogo nazionale” lanciato da Ortega - di cui è mediatore e testimone - “fin quando si continuerà a negare al popolo nicaraguense il diritto a manifestare pacificamente, e il popolo continuerà ad essere represso ed assassinato”.
In un durissimo comunicato, i vescovi hanno “condannato energicamente” quella che hanno definito una “aggressione organizzata e sistematica contro il popolo” da parte di “gruppi che appoggiano il governo” e che hanno agito con “violenza inumana”.
I media e le organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno pubblicato i loro primi bilanci di
vittime: almeno 11 morti e 76 feriti in tutto il paese, secondo il Centro Nicaraguense per i Diritti Umani (Cenidh), ai quali il quotidiano La Prensa aggiunge altri 4 morti. Questi si aggiungono agli 82 morti registrati da Amnesty International dallo scorso 18 ottobre.
Erika Guevara-Rosas, responsabile di Amnesty per l’America Latina, ha denunciato su Twitter che “la simulazione del governo Ortega ha raggiunto livelli incredibili di perversione”, giacché poche ore prima della brutale repressione l’esecutivo aveva approvato la creazione di una commissione d’inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani nel paese.
Ortega, da parte sua, ha preso parte mercoledì a un meeting sandinista a Managua - con una partecipazione visibilmente molto minore di quella della Marcia delle Madri - nel quale ha detto che il “Nicaragua appartiene a tutti e tutti intendiamo rimanere qui” perché “il paese non è una proprietà privata di nessuno”. Queste dichiarazioni sono state viste come una sfida ai rappresentanti della società civile, che nel “dialogo nazionale”, ora sospeso, hanno imposto un agenda di democratizzazione il cui scopo esplicito è la sua rimozione dal potere e la convocazione di elezioni anticipate.
La posizione di Ortega è rimasta inoltre indebolita dalle dichiarazioni di alcuni dei più grandi imprenditori del settore privato - fino a poco tempo fa alleati con il suo governo - che si sono detti favorevoli ad una “uscita democratica” dalla crisi, che parta dalle dimissioni in blocco dell’ente elettorale, considerato allineato sull’esecutivo, e la convocazione di elezioni nazionali anticipate.
















Commenti