Niente giustifica la guerra 
- 31 lug 2016
- Tempo di lettura: 3 min
CRACOVIA/ACCORATO APPELLO DEL PONTEFICE CHE CONQUISTA I RAGAZZI DELLA GMG

CRACOVIA. "Niente giustifi- ca la guerra, sparge il sangue del fratello". "Se guardo la vita ol- tre lo schermo di un computer", il dolore dei tanti Rand che vi- vono sotto le bombe ad Aleppo diventa il mio dolore". "Preghia- mo per la Siria, e contro ogni guerra". E i centinaia di miglia- ia nel Campus Misericordiae della veglia della Gmg pregano in silenzio, come poco dopo, su richiesta del Papa, che sta rivolgendo loro un discorso più che appassionato, applauditis- simo e concluso da una ovazio- ne, si tengono per mano. Cen- tinaia di migliaia di mani - gli organizzatori parlano di un mi- lione di ragazzi - uniti in "un grande ponte fraterno", un "pon- te primordiale".
E questo ponte fraterno "possano impa- rare a farlo anche i grandi di questo mondo, non per fotografia, ma per costruire ponti sempre più grandi", chiede il Papa, - che nel pomeriggio aveva lasciato una preghiera nella Chiesa di San Francesco chiedendo che il Signore converta i cuori dei terroristi, e nei giorni in cui il mondo e l'Europa hanno vissuto piccole guerre a pezzi, stragi di odio insensato, atti terroristici.
Il ponte primordiale è dunque il messag- gio conclusivo del forte discorso di Papa Francesco che ha preso le mosse dalla te- stimonianze di tre ragazzi e ragazze, Rand di Aleppo, Natalie di Lodz e del paraguaiano Miguel, che hanno raccontato la vita in guer- ra, - 'esci di casa e non sai se tornerai vivo, ti chiedi chi ti può aiutare e chiedi a Dio se esiste' - la paralisi della droga, il vuoto di una vita dissoluta che scopre il perdono di Dio. Le loro testimonianze sono state ac- compagnate da coreografie recitate e dan- zate.
A partire da queste situazioni Papa Fran- cesco, dopo aver condannato la guerra, ha preso con loro l'impegno a "vincere l'odio, con la fraternità e la comunione, ad essere famiglia" la grande famiglia umana. Non chiudetevi per la paura che paralizza, ha in- citato, non cadete anche nella "paralisi della comodità". E qui ha denunciato la "felicità del divano" che crede che per essere felici abbiamo bisogno di star comodi su "un di- vano contro ogni tipo di dolore e timore", che rende "narcotizzati, imbambolati, inton- titi", "mentre altri, forse più vivi, ma non più buoni, decidono il nostro futuro".
Non siamo nati per "vegetare" anche si i ragazzi narcotizzati fanno comodo a tanti. Non c'è solo la droga che narcotizza, ci sono anche "altre droghe socialmente accettate che finiscono per renderci schiavi". Se smet- tiamo di guardare il mondo "dallo schermo di un computer e di un telefono", il dolore dell'altro non è "anonimo" ma diventa il mio, non posso essere indifferente.
Il Papa parlava con grande trasporto, e ha suscitato un entusiasmo gradissimo, anche quando è passato alla parte più propositiva del suo messaggio: decidere il proprio fu- turo, difendere la propria dignità, lasciare una impronta nella storia, scommettere sem- pre sul futuro.
"Se tu giovane ci metti il meglio di te - ha assicurato - il mondo sarà diverso".
"Gesù ti proietta all'orizzonte, mai nel museo, questa è la sfida". "Ci stai a questa sfida? Cosa rispondono le tue mani e i tuoi piedi", ha detto (aveva contrapposto i giovani sul divano ai giovani con le scarpe ai pie- di, ndr). "Il Signore benedica i vostri sogni", ha concluso travolto dagli applausi. Subito dopo ragazzi e Papa hanno iniziato la veglia di preghiera e l'adorazione.
Al suo arrivo al Campus il Papa ha attra- versato la porta santa tenendosi per mano con 3 ragazzi e 3 ragazze con i quali poi è salito sulla papamobile per il tradizionale giro tra la folla; i sei poi sono rimasti seduti sul palco ai piedi di Papa Bergoglio. La ve- glia ha concluso una giornata in cui il Pon- tefice ha incontrato i ragazzi anche durante le confessioni del mattino nel santuario della Divina Misericordia e poi ospitandone 12 a pranzo nell'arcivescovado di Cracovia.
La strada tracciata dal Papa per i giovani è fatta di concretezza e sfide, di speranza e impegno. I ragazzi sono parsi conquistati.
















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