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“Non lasciate fuori nessuno”

GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE. FRANCESCO: VITTIME DELLA CULTURA DELLO SCARTO



CITTÀ DEL VATICANO. "Verso i forestieri", "verso tutti gli scartati dei nostri giorni", "dobbiamo avere un'attenzione particolare": e - come recita il tema di questa 105/a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - "non si tratta solo di migranti", ma "di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali", che assieme a loro "sono vittime della cultura dello scarto". "Il Signore - dice il Papa nella messa in Piazza San Pietro - ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti" e "restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere nessuno, senza lasciare fuori nessuno". Per la prima volta Francesco celebra la messa della Giornata del Migrante sul sagrato di San Pietro - l'anno scorso l'aveva fatto nella Basilica - e tra i 40 mila fedeli che assistono alla variopinta e animata liturgia, organizzata insieme alla Cei e alla Fondazione Migrantes, ci sono migranti e profughi di tutte le nazionalità e provenienze. Anche i canti, intonati da un coro multietnico, sono nelle varie lingue, comprese le africane. Un appuntamento importante, mentre a Sud del Paese continuano gli sbarchi 'fantasma', con centinaia di migranti arrivati sulle nostre coste o 'salvati' e riportati in Libia. Il Papa invita a "riflettere sulle ingiustizie che generano esclusione", "sui privilegi di po- chi" che "vanno a scapito di molti". "Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi" ripete dal Messaggio per la Giornata. "I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le 'briciole' del banchetto". "Come cristiani - esorta accorato - non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al 'nostro' gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire". "Chiediamo al Signore la grazia di piangere, la grazia che converte il cuore davanti a questi peccati", aggiunge. Nel suo saluto finale, il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ricorda che "il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, ci invita ad essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l'empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti e altri che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno". Al termine, vicino al Colonnato, il Papa inaugura una grande scultura in bronzo dell'artista canadese Timothy Schmalz che raffigura un barcone con decine di migranti di varie epoche e provenienze, da cui spunta anche un paio di ali, dal titolo "Angels unawares" (Angeli senza saperlo). "L'ho voluta qui in Piazza San Pietro, affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell'accoglienza", dice Francesco all'Angelus. E intanto non si fermano gli sbarchi: 33 tunisini sono stati soccorsi al largo di Pantelleria e trasferiti a Trapani, una quarantina di algerini sono arrivati con barchini di 5 metri sulle coste del sud della Sardegna e a Lampedusa, nelle ultime 24 ore, hanno visto entrare in porto sette barchini con a bordo complessivamente 151 migranti. Micro sbarchi che sono l'ennesima conferma di un fenomeno che investigatori ed esperti hanno segnalato ormai da qualche mese: è ripreso con regolarità il traffico con le 'navi madre', i grossi pescherecci che partono dalla Libia e dalla Tunisia carichi di migranti e che, una volta arrivati a poche miglia dalle acque territoriali italiane, trasbor- dano le persone sui barchini con cui poi queste raggiungono la costa. Dei sette arrivati a Lampedusa, il più grande era un guscio di legno di 8 metri e un motore da 15 cavalli: impossibile che siano partiti in maniera autonoma dalle coste africane. Da dove, invece, era partito il gommone con una settantina di migranti a bordo che è stato soccorso dalla Guardia Costiera libica. Le persone "sono rimaste per giorni in pericolo in mare aperto e due di loro sono in condizioni critiche", ha fatto sapere l'Unhcr in Libia.

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