Non troppo presidenziale
- Redazione

- 3 ott 2016
- Tempo di lettura: 4 min
CASA BIANCA 2016/TRUMP NEL PRIMO DIBATTITO CON LA CLINTON

La madre di Richard Nixon gli telefonò il giorno dopo il primo dibattito presidenziale con John Kennedy nel 1960 per chiedergli se stesse bene. Nixondiede l’impressione di sentirsi a disagio con gli occhi che girovagano per la sala evidenziando anche sudore, dando l’impressione che mancas- se di onestà. Nixon perse il dibattito principalmente per il suo aspetto poco telegenico paragonato a quello di Kennedy che apparve rilassato e sicuro. Per gli individui che solo avevano ascoltato l’audio del dibattito, però, Nixon ne era uscito vincitore dal punto di vista del contenuto. Il recentissimo dibattito fra Donald Trump e Hillary Clinton è stato perso dal magnate di New York dal punto di vista di contenuto ma anche per l’aspetto telegenico. È strano che Trump abbia perso anche il faccia a faccia dal punto di vista televisivo considerando la sua lunga esperienza con la televisione da reality star e i consigli ricevuti da Roger Ailes, ex amministratore delegato di Fox News. L’inizio del dibattito era stato accettabile per Trump ma dopo una ventina di minuti si è vista la sua mancanza di preparazione, poco diversa dalla strategia usata nelle primarie che lo ha con- dotto alla conquista della nomination del Partito Repubblicano. La Clinton è stata molto brava a punzecchiare Trump sin dall’inizio salutandolo familiarmente con un “Ciao, Donald” invece di Mr. Trump come lui preferisce essere chiamato. Trump ha lasciato correre ma poi, poco a poco, è caduto nella trappola dell’ex first lady che ha condotto il discorso sulle capacità e la tempra del suo avversario. Trump, come si sa, è molto sensibile a qualunque suggerimento che indichi la sua man- canza di successo economico. La Clinton ha passato in rassegna la visione della storia di Trump dicendo che ha iniziato la sua carriera con un prestito di quattordici milioni di dollari del padre spiegando che il suo successo è dovuto alle sue pratiche poco etiche. A cominciare dalla mancanza di pagare adeguatamente i suoi dipendenti, le migliaia di denunce sul suo conto e i suoi affari poco trasparenti con Paesi stranieri. La Clinton ha anche citato la discriminazione razziale persino dagli inizi della carriera di Trumil quale è stato denunciato dal Dipartimento di Giustizia per la sua pratica di non affittare appartamenti agli afro-americani. Per continuare a dipingere il quadro di Trump come carente del temperamento da presidente la Clinton ha anche passato in rassegna i rapporti di Trump con le donne ripetendo alcune delle frasi offensive usate dal magnate di New York nella campagna. Ci ha ricordato che Trump ha chiamato le donne “scrofe, sciattone e cagne” e che la gravidanza è “un fastidio per le aziende”. Nei dibattiti per le primarie Trump era riuscito a contrattaccare i suoi avversari con parole of- fensive apostrofandoli di perdenti (Jeb Bush), bugiardi (Ted Cruz), brutti (Carli Fiorina) e molti altri. Trump nel dibattito con la Clinton ha cercato di difendersi senza però andare ai colpi bassi nel suo debole tentativo di sembrare “presidenziale”. Non ha potuto però resistere di interrompere costantemente l’ex first lady con “sbagliato”, “non è vero”, ecc. Quando il tema del certificato di nascita di Barack Obama è alla finhe venuto a galla, Trump ha continuato con la sua falsa asserzione che era stata la Clinton a manifestare per prima dubbi sulla cittadinanza dell’attuale presidente. Un volta essere stato messo alle corde dalla Clinton, Trump si è anche bisticciato con il conduttore Lester Holt sullo Stop and Frisk, la pratica della polizia di New York di fermare e perquisire persone per strada anche senza alcuna evidenza di reato. La pratica è stata dichiarata illegale come ha sostenuto Holt ma Trump ha detto che non è vero. Il piano di Trump era di apparire “presidenziale” onde rassicurare gli americani. Non ci è riuscito. Ha dato l’impressione di essere petulante, scortese, impreparato e disorganizzato nelle sue spiegazioni. Per la maggioranza del dibattito Trump ha fallito nel suo compito di convincere il 10 percento degli americani ancora indeciso su chi votare. Il suo comportamento però ci ha con- fermato che non ha la tempra per essere commander in chief. Lui ci ha detto il contrario attaccando la sua avversaria dicendo che lei non ha “il look” di presidente, suggerendo una carenza estetica. Poi ha proseguito chiarendo che si tratta della carenza di resistenza, forse pensando al malore dell’ex first lady alla cerimonia dell’11 settembre. La Clinton aveva la polmonite ma si è rimessa e nessuna traccia di instabilità si è notata al dibattito. Correggendo Trump, la Clinton ha detto che quando il suo avversario visiterà 112 Paesi, negozierà un “cessate il fuoco” e resisterà a un’udienza parlamentare di 11 ore come lei ha fatto, si potrà discutere la questione di resistenza. Alla fine del dibattito Trump ci ha detto che lui ha il temperamento per essere presidente perché sa “vincere”. Non lo ha dimostrato al primo dibattito davanti a quasi cento milioni di americani fra televisione, radio e streaming. Un son- daggio del Public Policy Polling subito dopo il dibattito ha rilevato che la Clinton ha vinto il faccia a faccia (54 a 31 percento). I sondaggi prima del dibattito davano la corsa alla presidenza come un testa a testa ma gli ultimissimi risultati ci indicano che la Clinton è avanti di parecchi punti.
















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