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Nuovi litigi sulla Giustizia

BONAFEDE PUNZECCHIA SALVINI: SI RICORDI CHE NON GOVERNA CON BERLUSCONI



di Serenella Mattera

MILANO MARITTIMA. “Non stiamo al governo per fare le cose a metà”, dichiara Matteo Salvini. “Si ricordi che non è al governo con Berlusconi”, lo incalza Alfonso Bonafede. Non si arresta l’escalation dei toni nel governo sulla giustizia. Sullo sfondo, ad esacerbare le tensioni, ci sono i tanti temi che agitano la maggioranza, dalla Tav al decreto sicurezza bis, su cui Salvini invoca la fiducia al Senato. Sulla scena ci sono continui richiami alla crisi di governo e c’è uno strappo sul testo che appare difficile ricomporre, anche se in serata Bonafede va a Palazzo Chigi con un’idea di mediazione che sottopone a Cote e agli alleati.

Dopo una nottata che viene descritta assai tormentata, per il Consiglio dei ministri fiume, Salvini torna a consultarsi con il ministro Giulia Bongiorno poi in infradito, in una conferenza stampa al Papeete Beach di Milano Marittima, ribadisce un sonoro “no” alla proposta di Bonafede. E’ Bongiorno a spiegare perché: serve “certezza” della pena e dei tempi, con l’ingresso di “manager” nei tribunali, da affiancare ai magistrati. Il vicepremier sostiene che con la proposta leghista i tempi dei processi potrebbero essere contenuti in quattro anni, invece dei sei indicati da Bonafede. Intervenire è urgente, aggiunge, perché c’è la spada di damocle dello stop alla prescrizione introdotto con il decreto “Spazzacorrotti” che entrerà in vigore a gennaio 2020: servirebbe una legge per cancellare quella norma o, appunto, una riforma per ridurre drasticamente i tempi dei processi ed evitare che i cittadini siano “ostaggi” dei giudici. “Basta no, serve lealtà e trasparenza”, se Salvini “ha in mente” qualcosa di diverso dal governare “con serenità lo dica”, scrive Di Maio su Facebook, pubblicando una foto che lo ritrae abbracciato a Conte, Bonafede e Fraccaro. L’istantanea di uno dei due governi?, è la domanda spontanea. No, spiegano i cinque stelle: un messaggio distensivo. Tanto che il ministro della Giustizia lavora a una mediazione e in serata illustra al premier Giuseppe Conte una possibile soluzione per far maturare un’intesa. Ma in casa leghista serpeggia pessimismo che possano avvicinarsi le posizioni a breve: la riforma approvata “salvo intese” non deve tecnicamente tornare in Cdm ma, scommettono, slitterà a dopo l’estate e poi chissà. Così slitterebbero anche riforma del processo civile e del Csm su cui un’intesa di massima c’è. Per le nomine al Csm viene introdotta una prima fase con sorteggio, che però per l’Anm è “incostituzionale”. Ma è un altro tema ad alzare la tensione tra gli alleati di governo: le intercettazioni, che insieme alla separazione delle carriere, sono tra le richieste leghiste. “Dico alla Lega che non stanno governando con Silvio Berlusconi”, dichiara Bonafede. “Lo sappiamo ma che c’entra Berlusconi”, ribatte Salvini da Milano Marittima, “bisogna fermare il gossip ed evitare che diventiamo uno stato di polizia”. Il vicepremier, a dispetto della location, appare irrequieto e prima ha uno scambio al vetriolo con il videomaker che ha filmato il figlio su una moto d’acqua della polizia, poi apostrofa una “zingaraccia” che l’aveva accusata di morte e risponde a muso duro ad Alessandro Di Battista, che definisce la Lega “un partito di sistema”. “Chi se ne frega di Di Battista, il vacanziero più pagato del mondo”, sbotta il leader leghista. “Mi sembra curioso che lo dica da una spiaggia”, si intromette Di Maio, invocando “rispetto” e che sia dato un taglio alle “sparate”. Il clima non promette di migliorare nei prossimi giorni, in vista di un settembre caldo che vedrà il governo al lavoro sulla manovra e Salvini in Aula sulla mozione di sfiducia del Pd (i Dem protestano alla Camera perché la data è stata fissata al 12 settembre e non subito). All’inizio della prossima settimana si riuniranno, il 5 a Palazzo Chigi e il 6 al Viminale, i due tavoli con le parti sociali sulla manovra: “Quello di governo è il 5 a Palazzo Chigi”, dicono dalla presidenza, implicitamente ridimensionando il tavolo del Viminale a iniziativa di partito. Ma soprattutto, tra il 5 e il 7 si voteranno in Aula al Senato le mozioni sulla Tav e il decreto sicurezza bis, su cui Salvini ha chiesto di porre la fiducia (la fuga in avanti ha creato qualche dissapore con il M5s). La crisi di governo è uno spettro per ora solo evocato ma la fotografia si annuncia come quella di una maggioranza sempre più in bilico.

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