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Obiezione con rispetto

FRANCESCO AGLI OPERATORI SANITARI CATTOLICI: NON METTETEVI IN CATTEDRA

di Manuela Tulli


CITTA’DEL VATICANO. Umiltà, rispetto, dialogo. Il Papa fa un appello agli operatori sanitari cattolici affinché pratichino l’obiezione di coscienza, quando necessaria, senza mettersi in cattedra. Obiezione di coscienza che “oggi la si mette in discussione”, ha fatto notare il Papa nell’udienza con l’Associazione Cattolica Operatori Sanitari. “La scelta dell’obiezione” di coscienza da parte degli operatori sanitari “quando necessaria, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà, per non generare in chi vi osserva un uguale disprezzo, che impedirebbe di comprendere le vere motivazioni che vi spingono. È bene invece cercare sempre il dialogo, soprattutto con coloro che hanno posizioni diverse mettendosi in ascolto del loro punto di vista e cercando di trasmettere il vostro, non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone”, ha detto il Papa. In Italia l’obiezione di coscienza, a cui ha fatto riferimento ieri il Papa, interessa soprattutto la Legge 194 sull’aborto. Stando agli ultimi dati disponibili, contenuti nella Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78, la percentuale di medici obiettori rispetto all’interruzione volontaria di gravidanza è pari tra i ginecologi al 68,4%: praticamente 7 su 10 sono obiettori. In gennaio, l’Italia ha an- che ricevuto da Strasburgo un richiamo. Il Pontefice, nell’udienza con gli operatori sanitari cattolici, poi è tornato a puntare l’indice contro una sanità che pensa troppo ai costi da ridurre e meno alle persone. “Lo sforzo di trattare i malati come persone, e non come numeri, deve essere compiuto nel nostro tempo e tenendo conto della forma che il sistema sanitario ha progressivamente assunto. La sua aziendalizzazione, che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace”. “Il malato non può essere trattato come una macchina - ha rilevato ancora il Papa -, né il sistema sanitario, pubblico o privato, può concepirsi come una catena di montaggio. Le persone non sono mai uguali fra loro, vanno capite e curate una per una, come fa Dio”. “Ogni pratica medica o intervento sull’essere umano si deve prima valutare con attenzione se rispetti effettivamente la vita e la dignità umana”, ha insistito Bergoglio chiedendo anche maggiori tutele per i lavoratori del settore che rischiano di essere “bruciati” da un’organizzazione che li mette troppo sotto pressione, con turni faticosi e continue emergenze da gestire.

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