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Ocalan: “Lo Stato torni a trattare, pace possibile nel giro di sei mesi”

  • 13 set 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

TURCHIA/APPELLO DEL LEADER DEL PKK PER TORNARE A NEGOZIATI DI PACE. AUTOBOMBA VICINO LA SEDE DEL PARTITO DI ERDOGAN: 48 FERITI


ISTANBUL. "Se lo Stato è pronto, mandi qui due uomini. Possiamo risolvere questo problema in 6 mesi". Per la prima volta dalla ripresa del conflitto con la Turchia, nel luglio 2015, il leader del Pkk Abdullah 'Apo' Ocalan torna ad avere contatti con l'esterno dal suo carcere di massima sicurezza e lancia l'appello per un ritorno a negoziati di pace. Parole che arrivano mentre il Paese si infiamma per la repressione post-golpe del presidente Recep Tayyip Erdogan e l'ennesimo attentato, attribuito al Pkk, che insanguina il sud-est. Un'autobomba esplosa nel centro di Van, tra l'ufficio del governatore e la sede del partito di governo Akp, ha provocato 50 feriti, tra cui 4 poliziotti. In un incontro nella 'capitale' curda Diyarbakir, è il fratello di Ocalan, Mehmet, a consegnare al pubblico il messaggio del 'capo', che domenica ha potuto visitarlo per la prima volta in 2 anni nell'isola-prigione di Imrali, dove è detenuto dal 1999. "Non è una guerra che qualcuno può vincere. Gli spargimenti di sangue e le lacrime devono finire. Noi abbiamo un progetto. Ma il problema non può essere risolto solo da una delle parti. E la parte più grande è lo Stato", è l'appello del leader del Pkk, che sottolinea: "Non siamo stati noi a interrompere il precedente processo" di pace. Una sfida a tornare al tavolo dei negoziati lanciata direttamente a Erdogan, che da mesi ripete instancabilmente di voler combattere il Pkk fino a eliminare l'ultimo deisuoi militanti. Ma è probabile che il messaggio fosse atteso ad Ankara, che lo ha di fatto autorizzato rompendo un isolamento che durava da oltre 500 giorni. Una mossa utile anche a frenare le speculazioni sulle condizioni di salute di 'Apo'. Poche ore prima, un nuovo attacco terroristico aveva colpito l'estremità orientale della Turchia, vicino al confine con l'Iran. Nel mirino, ancora una volta le forze di polizia. Un minibus carico di esplosivo è saltato in aria con un comando a distanza pochi secondi dopo essere stato parcheggiato nei pressi di un posto di blocco. Tra i 50 feriti, 2 sono gravi. Colpiti anche 4 cittadini iraniani. Un attacco che arriva a poche ore dagli scontri scoppiati domenica in diverse zone del sud-est dopo il commissariamento governativo per presunti legami terroristici di 28 municipalità, 24 delle quali amministrate dal Dbp, branca locale del partito filo-curdo Hdp. Di queste, 4 sono proprio nella provincia di Van. Un nuovo capitolo della repressione scatenata da Erdogan dopo il fallito golpe. Dopo le purghe oceaniche contro gli affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen, Ankara aveva già iniziato a colpire i curdi, sospendendo venerdì oltre 11 mila insegnanti nel sud-est. Ora, la rimo- zione dei sindaci eletti accende un nuovo scontro. E nel mirino del premier turco, Binali Yildirim, finisce anche l'ambasciata Usa, 'rea' di aver espresso "preoccupazione" per gli eventi: "Il fatto che qualcuno stia cercando di dare alla Turchia una lezione di democrazia è inaccettabile".


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