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Padoan, avanti con il calo delle tasse Venerdì 15 luglio 2016

  • 15 lug 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA. Stop alle clausole di salvaguardia sull'Iva, come promesso, e taglio dell'Ires, come previsto. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ribadisce l'intenzione del governo di continuare sulla strada di riduzione delle tasse ma, di fronte alla platea di Confcommercio, che lancia invece la sfida "eccezionale ma possibile" di tagliare la pressione fiscale fino al 40% entro il 2019, non si spinge più in là.

Di fronte alle sollecitazioni dei commercianti, Padoan si attiene strettamente al programma di governo e a quanto scritto nero su bianco nel Def e nella legge di stabilità di dicembre scorso.

L'Irpef viene nominata dal presidente dell'organizzazione, Carlo Sangalli, ma è assente nel discorso del titolare del Tesoro.

Il primo impegno confermato è dunque quello di eliminare le clausole per il 2017, il secondo è quello di alleggerire ulteriormente il peso che grava sulle imprese con la riduzione dell'Ires, a regime per 4 miliardi di euro.

Considerando anche il bonus da 80 euro, dal 2014, sottolinea Delrio, la pressione fiscale ha avviato la discesa, arrivando al 42,9 per cento nel 2015 e scenderà ancora quest'anno con il taglio di Imu e Tasi. "Il governo - assicura il ministro dell’Economia - è deciso a continuare in questa direzione".

Confcommercio chiede in realtà qualcosa di più. Di fronte ai dati sugli sprechi e le inefficienze della spesa pubblica locale, pari ad oltre 74 miliardi e giudicati "una beffa" per i cittadini, Sangalli incita il governo a "vincere la sfida 'quo- ta 40', cioè portare, nel più breve tempo possibile, la pressione fiscale al 40%. Lo strumento principale - spiega - è la riduzione generalizzata delle aliquote Irpef".

Per farlo però occorre non solo ridurre gli eccessi di spesa, ma raggiungere per tre anni una crescita del Pil di almeno l'1,4%. Un obiettivo non proprio a portata di mano, stando alle ultime previsioni macroeconomiche delle principali istituzioni internazionali, Fmi in primis. La Brexit ha aumentato l'incertezza e, come riconosce lo stesso Padoan, "il clima economico è peggiore di quanto avevamo da- vanti solo pochi mesi fa". In aggiunta, in Italia resta anche l'incognita referendum, il cui esito potrebbe rimettere in discussione quanto fatto finora.

Padoan è netto: "La sola strada possibile è continuare nel cambiamento. Fermare le riforme oggi - avverte - significa tornare indietro, aumentare l'incertezza e la sfiducia, peggiorare le prospettive future con chiari effetti negativi sulla ripresa dell'economia". E tutto ciò proprio mentre il governo sta invece mettendo tutto l'impegno nel "migliorare le condizioni di vita dei cittadini", attraverso la riduzione della pressione fiscale, "e a creare occupazione, primo strumento di contra- sto delle diseguaglianze" certificate dal rapporto Istat sulla povertà.


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