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Padoan: le tasse giù da ottobre

  • 8 giu 2016
  • Tempo di lettura: 3 min


ROMA. Magari gli italiani non potranno sentirne gli effetti già nelle tasche dal pros- simo anno, ma è possibile che il governo indichi già ad ottobre, con la prossima legge di bilancio, la strada per ridurre l'Irpef, che però potrebbe scattare "un pò più in là", quindi dal 2018, come da programma.

A spiegare che la via prescelta potrebbe essere lo stesso meccanismo già utilizzato per l'Ires - si approva quest'anno con la ma- novra per il 2017 ma scatta l'anno dopo - è il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (nella foto) che, a Porta a Porta, si dichiara "strenuo sostenitore" dei tagli delle tasse, sempre però se "sono compatibili" con la tenuta dei conti pubblici. Possibile quindi che il governo acceleri il passo e metta nero su bianco già ad ottobre un intervento che sarà in ogni caso una riduzione "di alcuni punti", in modo che sia ben percepibile dai contribuenti.

Il ministro non si addentra in dettagli e ribadisce anche che un anticipo di questa tabella di marcia sarebbe possibile solo se ci fossero "margini". Il nuovo piano di ridu-

zione fiscale che interesserà l'Irpef, infatti, come i precedenti tagli di tasse dovrà esse- re "credibile", e quindi 'a prova di copertura. Che si potrà trovare attraverso la spen- ding review, che non ha esaurito la sua fun- zione ma, anzi, ha ancora cartucce da gioca- re a partire dalla sanità dove "sono possibi- li risparmi di efficienza importantissimi".

Intanto, "la famosa siringa ora sarà equiparata" grazie alla tagliola sulle centrali di acquisto (portate ad appena 35), che "già dal prossimo anno" potrà portare "una riduzione di spesa significativa e permanen- te" e non ancora del tutto contabilizzata. Certo, resta il macigno del debito - che que- st'anno calerà "di poco meno di un punto" non per "colpa nostra ma perché manca l'inflazione" - vero tallone d'Achille del Paese e che ci tiene ancora tra gli 'osservati specialì.

Per il resto, invece, l'Italia "è il Paese fiscalmente tra i più disciplinati, che fa più riforme e più investimenti" e ottiene "la flessibilità" per merito, "non perché siamo sim- patici". Un argomento da giocare di nuovo in Europa anche per il 2017 per avere un pò più di respiro sui conti. E poi ci sarà la crescita che, è convinto il ministro, continuerà a rafforzarsi anche grazie alle riforme che finalmente cominceranno a "mordere", a "dare i loro frutti".

Non solo quelle 'economiche’, come il Jobs Act che sta contribuendo a ridurre la disoccupazione, ma anche quelle istituzionali. Perché "la stabilità - ha sottolineato Padoan - favorisce gli investimenti". Ottimi- smo, quindi, nonostante l'Istat abbia confermato uno scenario di crescita "moderata" e che rischia di rallentare nel breve peri- odo, per riprendere un pò più sostenuta in autunno. L'Italia resta "in controtendenza", ha ribadito il titolare di via XX Settembre dopo che in mattinata si era detto "fiducioso" perché stiamo andando "meglio di altri paesi".

Per ora, spiega l'Istat, restano "i consumi e la domanda interna, il principale motore" della crescita, cui "si accompagna anche un miglioramento degli investimenti". Ma restano "alcuni segnali di debolezza delle attese delle imprese e degli ordinativi mani- fatturieri", oltre a inflazione sempre vicina allo zero e rallentamento del commercio mondiale che sta condizionando l'andamento delle esportazioni".

Un dato, per Padoan, "isolato", cui non dare "troppa importanza", visto che "allo stesso tempo notiamo che altri settori del- l'economia mostrano andamenti positivi come i servizi" o come il boom delle com- pravendite immobiliari del primo trimestre (+17,3%, 20% per il residenziale), che, insieme alla ripresa dei mutui, rappresentano "un segnale di svolta".


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