Parigi, violenze di piazza
- 12 feb 2017
- Tempo di lettura: 2 min
DEGENERANO LE MANIFESTAZIONI PER IL GIOVANE BRUTALIZZATO DALLA POLIZIA

BOBIGNY (Parigi). “Giustizia per Théo”: tra i palazzoni di cemento senz’anima di Bobigny, nella banlieue nord di Parigi, centinaia di persone hanno manifestato oggi contro le violenze della polizia e in sostegno al ragazzo di 22 anni brutalizzato a inizio febbraio da una pattuglia della Police Nationale.
Una vicenda che ha riacceso la tensione delle periferie di Francia, con incidenti e arresti ormai praticamente quotidiani, nonostante il commovente appello dello stesso Théo: “Stop alla guerra in banlieue”, ha detto nei giorni scorsi dal suo letto d’ospedale a Aulnay-sous-Bois, il comune della periferia di Parigi dove pochi giorni prima era stato vittima del fermo, violentissimo, degli agenti, immortalato dalle telecamere della videosorveglianza.
Anche ieri la manifestazione “pacifica” è stata segnata sul finire da scene di guerriglia urbana, con botti, fumogeni, vetrine infrante e auto incendiate.Nellaperiferiagelidadifebbraioleprime tensioni sono scoppiate intorno alle 17:30, quando un gruppo di ragazzi, di cui alcuni col volto coperto, ha cercato di accedere alla passerella blu che conduce al Palazzo di Giustizia, subito respinti da un muro di agenti in tenuta antisommossa. Alcuni hanno lanciato oggetti contundenti contro i poliziotti e questi hanno replicato con le cariche. Sono seguite grida, lancio di bengala, molti manifestanti pacifici hanno lasciato il parchetto in cui si teneva la protesta, tra rue Pablo Picasso e rue Eric Satie, per non restare intrappolati negli scontri.
Ma gli incidenti si sono estesi anche ad altre zone, in particolare nei pressi della stazione dei bus, con danneggiamenti e vetrine infrante. Diverse le auto date alle fiamme, tra cui una camionetta della radio Rtl.
“La polizia stupra”, “Agenti ovunque, giustizia da nessuna parte”, sono alcuni degli slogan scanditi dai manifestanti, tra cui tantissimi giovani, che ieri erano venuti a Bobigny per solidarizzare
con Théo e denunciare le violenze. Issa - della “Brigade antinegrophobie” - denuncia il “razzismo di questa polizia neocoloniale. Siamo indignati, i quartieri popolari, i neri e gli arabi, non ne possono più”, dice puntando il dito contro fermi e controlli quotidiani, sempre basati “sul nostro aspetto fisico e le nostre origini”. Poco prima, da un improvvisato palchetto, aveva parlato un’amica della famiglia di Théo. “Non capisco come si possa dire che sia stato un incidente. Non considero quegli uomini dei poliziotti”.
Un riferimento, in particolare, all’ultimo rapporto dell’’Igpn - l’Ispettorato della polizia - secondo cui le violenze sul ragazzo sono state “accidentali”. “Mi chiedo come sia possibile che quel manganello si sia potuto infilare da solo -
protesta una manifestante, Houria Boutledja - Così ci sentiamo presi in giro”.
La procura ha indagato quattro agenti, di cui uno per stupro e tre per violenze di gruppo, e saranno comunque i giudici ad avere l’ultima parola sull’accaduto.
A Bobigny sono stati ricordati anche Ziyed E Bounia, i due ragazzi morti nel 2005 in una centralina elettrica, dove si nascosero per fuggire alla polizia, una vicenda che scatenò due settimane di rivolte nelle banlieue. Ma anche Adama Traoré, il ragazzo morto durante un fermo della Police Nationale la scorsa estate in circostanze ancora poco chiare.
















Commenti