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Passi avanti sul programma

GOVERNO/LA TRATTATIVA DECOLLA, CONTE SI CONFIDA CON MATTARELLA

di Giampaolo Grassi


ROMA. La trattativa sul programma è decollata. Nel lungo vertice a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte, Pd e M5S hanno cominciato a sciogliere il grumo che da un giorno stava bloccando il dialogo. E che aveva portato il premier incaricato a ventilare addirittura la possibilità di rinunciare al mandato. Il quadro si è chiarito anche grazie all’incontro al Quirinale che ha aperto una giornata tutto sommata fruttuosa. In un’ora e più di faccia a faccia, Conte ha confidato a Sergio Mattarella tutte le preoccupazioni per le liti fra i promes- si alleati. Gli ostacoli restano infatti tanti e si concentrano sempre più sulla composizione della squadra di governo venti punti messi sul piatto da Luigi Di Maio, con tanto di richiamo alle elezioni nel caso in cui non fossero stati accolti nei piani del governo, e la reazione del Pd, che aveva definito l’uscita del leader M5S un “inaccettabile ultimatum”. Senza considerare che, fin dall’inizio, il confronto è stato scandito dai veti e dai rilanci. D’altronde, la disputa è fra partiti che devono far digerire al proprio elettorato un’alleanza imprevista fino a poco fa. Come nel tiro alla fune, ognuno deve portare l’altro dalla propria parte. In più, i Cinque Stelle guardano non senza ansia al risultato senza appello che uscirà dalla consultazione su Rousseau prevista tra lunedì e martedì. Sui programmi le posizioni si stanno avvicinando. Al vertice di Palazzo Chigi con il pre- mier, hanno partecipato i capogruppo alla Camera e Senato del Pd, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, e dei Cinque Stelle, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio tessono la tela dietro le quinte, lasciando ai fiduciari le trattative. Zingaretti ha incontrato i suoi al Nazareno, Di Maio ha riunito lo stato maggiore in una casa in centro a Roma. Ufficialmente la nave va ma ancora manca l’incontro tra i leader. Sia il M5S sia il Pd hanno fatto sapere che nell’incontro con Conte sono stati fatti passi avanti. I pentastellati hanno detto di aver ottenuto lo stop agli inceneritori, la revisione delle concessioni autostradali e il taglio dei parlamentari. Mentre i dem hanno sostenuto di aver portato a casa il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e una nuova legge sull’immigrazione. Ma il vero terreno di confronto sarà chi mettere dove: quanti ministri Cinque Stelle, quanti dem. “Ora Conte - ha scritto il capo- gruppo Pd Andrea Marcucci - deve e portare al Colle nel più breve tempo possibile una squadra di governo che sia realmente di qualità”. Non è un mistero che sia stato proprio questo l’aspetto più spinoso della trattativa, con il Pd inizialmente scettico sul Conte bis e che accusava Di Maio di preten- dere poltrone di peso, come quella da vicepremier. Mentre i protagonisti portano avanti le trattative, i comprimari bussano alla porta, forti del contributo che possono dare a Palazzo Madama, dove i numeri non sono blindati. “Le interlocuzioni sul programma sono esclusivamente tra Pd e M5S - ha scritto Pietro Grasso (Leu) - Evidentemente l’intenzione è fare da soli, sia al Governo che in Senato. Auguri”. Nel centrodestra Matteo Salvini parla di “governo truffa” e continua a chiedere il voto, chiamando in causa con tono critico anche il Colle. “Presidente Mattarella basta - è la posizione del leader della Lega - metta fine a questo vergognoso mercato delle poltrone, convochi le elezioni e restituisca la parola e la dignità agli Italiani”. Forza Italia continua a caldeggiare un alleanza col vecchio alleato: “Serve un centrodestra unito che possa contrastare il possibile governo delle due sinistre”. dice la capogruppo azzurra alla Camera Mariastella Gelmini. E la leader di Fdi, Giorgia Meloni, si rivolge al premier incaricato. “Conte dimostri che i complimenti ricevuti di politico ‘serio e rispettoso delle istituzioni’ sono meritati - dice - prenda atto che non ci sono più le condi- zioni per formare un Governo e rimetta l’incarico nelle mani del presidente Mattarella”.

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